milton

25/11/2007
forleo

Qualche settimana fa, a Francavilla Fontana (Brindisi), mentre entro nella locale sezione del Tribunale, gli altoparlanti su un'automobile bianca priva di simboli e sigle annunciano per l'indomani, proprio dinanzi al tribunale, un pubblico comizio di solidarietà con la "coraggiosa concittadina", "orgoglio dei francavillesi" Clementina Forleo. Ho la netta sensazione che costei, sin dalla sua prima, strana apparizione ad Annozero in cui solidarizzava "troppo" e persino fastidiosamente con De Magistris ( molto più pacato, abbottonato e serio di lei ), pensi ad una clamorosa uscita dalla magistratura con simultanea candidatura elettorale. Cercherò di approfondire sullo strano comitato di solidarietà formatosi a Francavilla; il suo linguaggio ed i toni apparentemente "prepolitici", ma anche gli orientamenti conosciuti della Forleo e persino il genius loci della piccola città, suggeriscono di pensare ad ambienti di centrodestra.

08:31 | politica | # | commenti (2)

20/03/2007
privacy

L’ultima del Garante per la Protezione dei dati personali ( relatore Mauro Paissan, già direttore del “Manifesto” e parlamentare dei Verdi, che con la vicepresidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai certamente fornì a suo tempo le tranqullizzanti credenziali necessarie al ruolo che dal 2001 ricopre ) ha suscitato giustamente scandalo per il precipitoso intervento a tutela della riservatezza dei personaggi pubblici ed a discapito del diritto all’informazione. In realtà, a ben riflettere, la “privacy” ha da noi avuto sin dal principio un’accezione conservatrice ed antidemocratica,  più compressiva di diritti che espansiva degli stessi. Ricordo di avere notato, praticamente subito dopo le prime norme in materia, in un contesto sociale meridionale solitamente torpido nel recepimento di novità legislative, un’accoglienza entusiastica e persino istintiva della nuova problematica, soprattutto tra i burocrati di ogni livello. Pareva non stessero aspettando altro che potere, con le sopracciglia aggrottate ed espressione enigmatica, accampare una formuletta magica ( “per la pràivasi” ) per omettere un adempimento, negare una informazione od una certificazione, risparmiare anche solo un gesto. Negli ultimi anni abbiamo poi assistito ad un'evoluzione della normativa nel senso contrario rispetto a quello che avrei auspicato: invece di conoscere di più del nostro prossimo ( come si dovrebbe in una società in cui, come si dice, si è sempre più interconnessi e i rapporti sono sempre più veloci ) si è incallito un guscio di protezioni che paiono fatte apposta per tutelare i furbi ed i prepotenti ai danni dei più deboli. Mentre nessun serio ostacolo è stato frapposto alle pesanti intromissioni di quelli che si suole chiamare “poteri forti” nelle vite dei cittadini, questi sono stati sepolti da montagne di moduli ed adempimenti inutili e ridicoli, moderna manifestazione della immarcescibile passione nazionale per i barocchismi cartolari e la sistemazione delle scartoffie come surrogato della sostanza delle cose.  Gli adempimenti a tutela della privacy sono quindi divenuti parte dell’armamentario esoterico dei consulenti e dell’incomprensibile scadenzario burocratico e, nella loro pletoricità, ulteriore fonte di ingiustizia, incoerenza, contraddittorietà, insincerità nel rapporto tra cittadini ed amministrazione. Io, per esempio, non potrei tenere fascicoli in vista sulla mia scrivania nè ( orrore ) portarne uno a casa per studiarlo la domenica, chè mia moglie potrebbe sbirciare dei nomi nell’intestazione, e ciò mentre invece indiscriminate moltitudini percorrono corridoi di ogni tribunale tappezzati di faldoni su cui spiccano i nomi dei contendenti, od ascoltarne le vicissitudini entrando indisturbati in qualunque aula.
Visto quello che di ipocrita ed inutile la tutela della privacy è divenuta nel “diritto vivente” e nella vita di ogni giorno, non stupisca, quindi, che le menti del suo “Garante” siano politici un tempo rivoluzionari, cresciuti nella camera di compensazione della vigilanza sulla Rai ed oggi disponibili a simili compiacenti provvedimenti. 

16:18 | politica | # | commenti (6)

23/02/2007
telefonate

Poco prima dell'epocale voto al Senato pensavo ad una cosa che aveva detto Cossiga il giorno prima, e cioè che Berlusconi gli aveva telefonato per chiedergli di votare a favore del governo. La solo apparente stravaganza dell'iniziativa si spiega, secondo me, col fatto che verosimilmente B. non salta dalla gioia per la crisi in questo momento, certo com'è che il centrosinstra è molto più bravo a farsi autonomamente del male di quanto non sia lui a farglielo, e non era tutto sommato ancora cotto a puntino ( p.e., la nascita del partito democratico dovrebbe essere il colpo di grazia per il centrosinistra sia ala luce del dato di comune esperienza del fallimento elettorale di quasi tutte le fusioni nella storia politica italiana che per le ulteriori scissioni a carico di ds e margherita che ciò inevitabilmente determinerà, etc. )

00:23 | politica | # | commenti (9)

13/02/2007
battaglie, sentimenti e centri commerciali

Ho visto il servizio di Matteo Bordone su You Tube e non in tv perché non guardo Le Invasioni Barbariche. Se sullo stesso non fosse stato mandato avanti il dibattito sui blog me lo sarei perso, come volentieri gli altri imperdibili contributi di quella trasmissione. Confesso di non capire quale sia la battaglia e lo stesso oggetto del contendere. Da Bordone nessuna analisi e nessuna volontà di farla, solo poche pennellate impressionistiche ed un po’ di birignao alla nannimoretti prima maniera ( prima che diventasse un tipo-così-simpatico-e-alla-mano facendo il karaoke da Fiorello o rispondendo agli ascoltatori con Cotroneo ), cui somiglia anche fisicamente: guardando il servizio non posso reprimere la condivisione integrale degli stati d’animo ( non sono forse fedele ascoltatore di Dispenser? ) ma anche un senso di sottile rammarico per i suoi e ed i miei pensieri in un centro commerciale. Perché mi chiedo se la Parietti non abbia davvero ragione, se quello di Bordone ( ed il mio ) non sia davvero snobismo, giacchè le orribili folle di seguaci del ballerino latinoamericano che si tiene il pacco non sono poi molto diverse dai teneri ed iconici vecchietti che ballavano il liscio alla casa del popolo, nè forse soggiacciono ad una fascinazione molto diversa da quella che irradiavano i mambo ed i calypso degli anni ’50, anch’essi assurti a miti. In studio, Bordone continua a rifare Nanni Moretti d’àntan con la sua interlocutrice fedele, invece, allo stile rissoso ed approssimativo dei talk show. In cui appunto, come in questa circostanza, non si capisce mai quali sia esattamente la vexata quaestio. Ma forse è il segreto per sopravvivere nella tv ( e non solo ) di questi tempi: dibattere senza mai mettere a fuoco, ostracizzare o solidarizzare senza neanche ben capire. I blog ci mettono poi del loro, come se di una vera battaglia si trattasse. 
Piuttosto c'è uno spunto delle riflessioni di Bordone sul suo blog che lo meriterebbe davvero, un approfondimento:
"Ormai il recupero del tamarro (quello sì spesso compiaciutissimo e snob) ha sfondato a sinistra. A allora siamo a un punto in cui ti danno dello snob classista se dici che Domenica In è una porcheria, che al Bagaglino ci sono le battute sulle corna e sulle sottane, che Gigi d’Alessio non è molto originale e che non proprio tutte le volte che Lino Banfi ha detto “porcaputtèna!” era un momento di grande cinema. È tutto necessariamente bello. Tutto meraviglioso. Solo dei ricchi, che non si sbaglia mai, si può parlare male".

15:53 | varie, politica, tv | # | commenti (5)

10/02/2007
amnesie

Spulciando tra i World Press Photo Awards 2007, non riesco a non far caso a strane dimenticanze nei titoli di alcune foto cui fa riscontro la puntuale analiticità di altri. E' il caso dello scarno titolo di questa ( "Public execution of suspected collaborator, Jenin, West Bank, 13 August" ), confrontato con la dovizia di particolari, ad esempio, di questa ( "Paramedics show the dead body of a baby to the press after Israeli bombing of Qana, Lebanon, 30 July ). La prima ( ricordo bene l'evento oggetto della foto, peraltro assai comune nelle zone sottoposte all'Autorità Palestinese ) avrebbe dovuto intitolarsi quantomeno "Pubblico linciaggio di un sospetto collaborazionista con Israele da parte di miliziani palestinesi", etc.  Non riesco ad abituarmi a siffatte "strane" reticenze che, sommate le une alle altre, determinano la pubblica opinione con riguardo ai fatti del nostro vicino Oriente. A ciò si aggiunga che il clima di terrore imposto nei Territori da bande armate mafiose palestinesi variamente denominate suggerisce comportamenti molto diversi dei familiari delle vittime a seconda che artefici degli eventi luttuosi siano israeliani o meno: nel primo caso, si assiste a scene come quella di cui all'ultima foto, e cioè a lunghe pose di cadaveri in favore dei flash, pubbliche invettive ed ululati di disperazione sempre a favore di giornalista. In occasione di uno dei normali episodi di "giustizia" palestinese, vale a dire di assassinio senza processo e di pubblico scempio di corpi, non è dato assistere neanche al pianto ed alla pietà dei familiari. Non si comprende se perchè essi preferiscono chiudersi in casa o piuttosto perchè non vengono organizzate conferenze stampa in strada. Qualche indiscreto giornalista può comunque occasionalmente far capolino quando, come nel caso del linciaggio di Jenin sei mesi fa, l'episodio si trasforma in intrattenimento pubblico di centinaia di persone, perlopiù baldi giovani con jeans stone washed e telefonini muniti di fotocamera per immortalare l'evento ( vedi, ancora, qui ). A far vacillare l'immagine dei Territori come luoghi di dignitosa miseria, etc. dove un giovane popolo attende sotto il tallone di un odioso invasore di poter costituire un Paese libero e democratico. 

12:41 | politica, fotografia | # | commenti

09/02/2007
9 febbraio 1967

I quarant’anni dalla morte di Ernesto Rossi mi trovano a leggere il suo epistolario 1943/1967 appena edito da Laterza. Lettura ed anniversario quanto mai per me tempestivi, giacchè sono a casa tranquillamente convalescente dopo un non grave intervento chirurgico e le ultime lettere sono di un Rossi ammalato, mentre laicismo ed influenze d’Oltretevere sono temi caldi in questi momenti al pari di quando Rossi scriveva. Con il marcire, nel frattempo, di molti problemi che lo occupavano ( oltre alle particolari attenzioni vaticane, i vizi del ceto imprenditoriale italiano, il trasformismo e la corruzione di quello politico, l’attrazione fatale della sinistra per il sottogoverno, etc. ), balza agli occhi la singolarità della sua figura, non dovuta solo al costituire i radicali come lui ( ai suoi ed ai nostri tempi ) vere mosche bianche nella nostra politica, ma allo stesso suo temperamento. Rossi non era, infatti, solo fervidamente anticomunista, antifascista e laicista ( con rivendicazione orgogliosa del termine, del resto insostituibile dall’odierno anodino, insignificante ed anzi fuorviante “laico” ) ed inflessibile nel suo liberalismo economico e politico, ma del tutto atipico nel quadro della politica italiana. A quarant’anni dalla sua morte sarebbe problematico indicarne gli eredi: mentre, infatti, non è difficile comprendere i motivi della perdurante freddezza nei suoi confronti di quasi tutto l'ambiente politico ed economico, lo stesso Pannella ( l’unico che rivendica continuità con il pensare e l’agìre di Rossi, et pour cause, pur avendo avuto con lui minor sintonia di quanto si creda: emblematico ne è il freddo scambio di missive pubblicate nel recente volume di Laterza) farebbe bene a riflettere e prendere atto del progressivo allontanarsene del partito radicale degli anni ‘70/inizi ’80 e poi dei soggetti radicali a noi contemporanei. Se il primo sarebbe incorso nelle feroci -ed a volte, per la verità, ingenerose e pregiudiziali- critiche che Rossi riservava a chi accettava di percorrere anche solo tratti di strada col PCI, il Pannella dell’epoca successiva -quello della contrapposizione a Mani Pulite gridando al golpe, delle autoconvocazioni dei parlamentari alle sette del mattino e della liason con Craxi e poi con Berlusconi- non avrebbe passato il fine setaccio di Rossi in termini di vigilanza contro il malcostume politico. Ed infatti, mentre i più ( tra i pochi che faranno caso alla ricorrenza ) rievocheranno oggi il Rossi anticlericale, antifascista, anticomunista, liberale e liberista -e lo faranno a buona ragione- a me, cui garbano lidi ancora più deserti, oggi piace ricordare anche il Rossi dell’intransigente lotta  ( giudiziaria ma non solo, ancorchè sfortunata ) contro la corruttela politica, il vaniloquio politico-giornalistico e l’aria fritta nazionale ed inter/transnazionale.

15:11 | politica, libri | # | commenti (3)

14/01/2007
l'inventore del telefonino

L'uso eterodosso del cellulare fatto da Marco Pannella a Caserta non ha stupito affatto chi ricordi trattarsi praticamente dell'inventore del telefono portatile. Moltissimi anni prima dell'esistenza del telefonino, infatti, Pannella si liberava dalla schiavitù del fisso e faceva installare nella propria abitazione dell'epoca una ricetrasmittente con cui si svolgevano via etere i suoi frequenti e perentori collegamenti con Radioradicale. Se, quindi, non siamo esattamente di fronte all'inventore del telefonino, certamente il medium via cavo è sempre stato strettissimo a P. ( come, del resto, quasi tutto ), avendo sempre avuto la percezione di cosa di ben più libero si potesse fare di un vero telefono. Nessuna meraviglia, quindi, per la prontezza e la disinvoltura nell'uso del gadget da parte dell'ultrasettantenne: nel bene e nel male, s'intende, come sa chi abbia ascoltato anche solo una volta il suo torrenziale monologo radiofonico della domenica sera, in cui ossessivo è il continuo arrivo degli sms
-accompagnati dalla molesta e ben nota sequenza di interferenze ai circuiti della radio-  al suo telefonino lasciato a pochi centimetri dai microfoni in spregio ad ogni regola tecnica oltre che di ragionevolezza e bon ton. Per deferenza o timore, nessuno osa eccepire alcunchè, proprio come a tutto ciò che promana dal Nostro, dalla nube di catrame nelle riunioni alle intemperanze verbali, alle violazioni statutarie, alle sostituzioni al volo di segretari, etc.     

aggiornamento:
  Beh, qualche ora dopo il post che precede, e cioè domenica sera, qualcuno ha, vividdio, finalmente eccepito qualcosa. Il monologo è stato una volta tanto interrotto: ecco i dieci minuti più "caldi" ed i più lunghi della storia di Radioradicale ( dal minuto 44:45 al 54:40 del video della "Conversazione Settimanale con Marco Pannella" andata in onda nella serata del 14.1.07. In breve, Pannella chiede al direttore di RR di voler estromettere Capezzone dalla rassegna stampa della domenica mattina per affidarla ad elemento più politicamente gradito: Bordin reagisce seccato all'ordine datogli in diretta radiofonica e coram populo, pur rispondendo che se ne può parlare in separata sede ).   

10:59 | politica, radio | # | commenti

25/12/2006
gli interessati equivoci sul caso welby

iimmagine da www.deceptive media.co.ukIl caso di Piergiorgio Welby ha turbato tutti, ma è stato compreso nei suoi termini giuridici da pochissimi, mentre quasi nessuno ha padroneggiato i concetti coinvolti: sulle tematiche di cui si parla sopratutto a sproposito in questi giorni, e la grande confusione ( interessata e non ) tra termini come "rifiuto di cure", "suicidio assistito", testamento biologico", l'intervento definitivo è quello illuminante di Stefano Rodotà intervistato dalla redazione della trasmissione "Il Maratoneta" di Radio Radicale il 23 dicembre scorso ( questo il link: Rodotà parla dal 35° minuto ). Penso si tratti di un ascolto essenziale.

17:21 | politica | # | commenti (5)

19/12/2006
welby: giudici dal sapore antico

L'ordinanza del Tribunale di Roma di rigetto del ricorso di Piergiorgio Welby è emblematica della condizione della magistratura italiana in questo momento. Anni di invettive nei confronti di giudici "impegnati" e "politicanti" hanno prodotto il loro effetto, che è quello di rendere per la quasi totalità i magistrati dei burocrati privi di tensione verso il raggiungimento della verità processuale e la tutela dei cittadini ed attenti piuttosto a "mettere a posto le carte", a stare al riparo da critiche, responsabilità ed impicci. In parole molto povere: recita l'ordinanza sul caso Welby che il diritto dei cittadini a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la loro volontà non sarebbe concretamente tutelato/bile perchè mancano leggi ordinarie che traducano in diritto vivente il dettato del capoverso dell'art. 32 della Costituzione: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". Basti un esempio: sin dagli anni settanta i giudici del lavoro hanno combattuto lo sfruttamento della manodopera ed allineato le retribuzioni facendo applicazione diretta dell'art. 36 della Costituzione, assai più vago dell'art. 32. Esso dice "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
La genericità di quella norma non ha impedito ad una magistratura motivata verso la tutela dei diritti di imporre a tutti i datori di lavoro il rispetto dei minimi previsti dai contratti collettivi nazionali, prescindendo dall'adesione delle imprese ai sindacati stipulanti e dall'inesistenza di leggi che ne impongano l'osservanza. E' solo un esempio che mi pare eloquente: in materia di diritto di famiglia, dell'ambiente ed in genere in presenza di nuove problematiche sociali alcuni giudici avevano, negli ultimi decenni, cercato forme di tutela anche quando la norma costituzionale non trovava ancora traduzione in adeguate leggi ordinarie. Ora il vento è cambiato: un giudice che si azzardasse ad applicare direttamente la norma costituzionale, anche quando -come in realtà nel caso dell'art. 32- essa è di rara chiarezza e diretta precettività, sarebbe accusato di voler "supplire" alla politica, di travalicare i limiti della giurisdizione, di fare egli stesso politica, e gli si darebbe del magistrato "resistente" o d'assalto, come si etichettavano i pretori di trent'anni fa che proteggevano di volta in volta lavoratori sfruttati, ambiente violato o coniugi vessati ed affamati. Ed infatti vasto è il consenso di cui gode l'ordinanza romana sul caso Welby, che ha compiaciuto anche chi non l'ha a chiare lettere lodata: a chi l'ha criticata od ha finto di farlo, infatti, fa giuoco che sia la politica politiciènne a tenere il pallino, anche alla faccia della concreta e tempestiva tutela dei diritti violati. Ed è triste notare che ambienti politici impegnati trent'anni fa sul fronte della lotta anche giudiziaria per i diritti civili hanno fatto dal tempo di Mani Pulite un decisa scelta di campo, arroccandosi nell' union sacrèe a difesa della "politica" contro l' "invadenza della magistratura". E' così che una magistratura ormai strapagata e più che mai timorata ( come la gran parte di essa mai ha smesso di essere, intendiamoci ) torna all'antico, a prima della grande stagione dei diritti. Pochissime le voci fuori dal coro, come Rodotà sulla Repubblica di ieri od un avvocato difensore di Welby che telefonicamente, con buona ragione, ha detto:
"Nel provvedimento c'è un sapore antico che è il ritrarsi del giudice di fronte alla tutela di un diritto costituzionale...".  E' importante riflettere su cosa sia l' "antico" di cui si va riscoprendo il sapore, sulle caratteristiche di questi nuovi e così antichi giudici, su quanto si è perso, per mano di chi e perchè.            

13:01 | politica | # | commenti (8)

15/09/2006
pizzini

Poco fa Mario Landolfi (An) è stato eletto presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Landolfi è stato eletto al primo scrutinio, con ben 25 voti favorevoli su 34 commissari presenti alla prima riunione dell'organismo bicamerale. Chi si ricorda che questo signore, quando ricopriva lo stesso incarico cinque anni fa, si rese protagonista del noto episodio del biglietto autorevolmente passato all'allora direttore del Tg1 Gad Lerner perchè favorisse e sistemasse un giornalista protetto dal politico? Il Landolfi, lungi dal vergognarsene, minacciò sfracelli per l'attacco "vile e menzognero" del Lerner e lo citò dinanzi al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento dei danni. Con recente sentenza n. 1826/2006, quel Tribunale ha respinto la domanda del Landolfi e l'ha condannato al rimborso delle spese processuali in favore del suo avversario.
I proponimenti del Landolfi sulla tutela della professionalità nelle nomine Rai appaiono, alla luce della faccenda, semplicemente penosi, così come il consenso bipartisan ottenuto dal neopresidente, sul cui nome avrebbero dovuto esservi quantomeno obiezioni di carattere morale.     

16:37 | politica | # | commenti (12)

02/09/2006
le fragoline

foto da Mute Photoblog"C'è un eremita, macilento, selvatico come un vero eremita. Raccoglie pazientemente le fragoline di bosco attorno alla sua grotta. Le mette in una tazza davanti a sè e le guarda macerarsi, sino a che marciscono completamente, e allora le butta via. Il suo digiuno sarebbe troppo vacuo se gli bastasse non avere niente da mangiare" ( da "La rinincia ragionevole", di A. Sofri, su Panorama, 27.9.2001 )

A proposito dell’articolo di Adriano Sofri su La Repubblica del 30 agosto nel quale egli propone il disarmo atomico unilaterale di Israele. Mi torna alla memoria un ormai dimenticato episodio della vita di Sofri: la sua clamorosa rinuncia alla proposizione dell’appello contro la prima sentenza che lo condannò per l’omicidio premeditato del dott. Calabresi. Rinuncia che mi parve ( e tuttora mi pare ) davvero incomprensibile da parte di chi si è sempre protestato innocente e si riteneva vittima di un errore giudiziario ( anche se, per la verità, Sofri non poteva ignorare che l’appello che i correi Bompressi e Pietrostefani invece proposero avrebbe esteso per legge i suoi eventuali effetti favorevoli anche a lui, sicchè la sua pericolosa evoluzione godeva comunque di una rete di protezione ). Non è quindi la prima volta che Sofri esprime la propria inclinazione ad atteggiamenti riconducibili a quella che ebbe a chiamare ( in un altro articolo su Panorama, a proposito di Afghanistan, cinque anni fa ) “rinuncia ragionevole”. Non riesco a trovarvi niente più di estetizzanti, astratte esercitazioni in una materia terribilmente seria, proprio come un tempo le esortazioni gandhiane agli ebrei a "resistere" alle persecuzioni hitleriane con la nonviolenza. Eleganti e pericolose.

19:11 | politica | # | commenti (7)

29/07/2006
squadristi

E’ molto triste leggere Adriano Sofri in questo periodo: lo è di più per chi lo apprezza ed è costretto a constatare un netto ritorno all’antico. E’ il caso del suo breve intervento nella “Piccola Posta” sul foglio del 26 luglio scorso, in cui egli dà dello “squadrista” a Marco Travaglio. In esordio ed a freddo: “Lo squadrista Marco Travaglio”, proprio così. E’ triste constatare il ritorno di Sofri allo stile di Lotta Continua negli anni ’70, quello per cui Calabresi era l’assassino dell’anarchico Pinelli e basta, additato all’odio della “classe” e -volontariamente o non- alle pallottole dei suoi sicari. Cosa fa perdere raziocinio e correttezza dialettica ad Adriano Sofri? Avevo letto l’articolo di Travaglio che ne ha suscitato l’ira ed ho letto la risposta di Sofri: mi è quindi parso evidente che ancora una volta giunge alle ingiurie ed alla diffamazione chi non ha buoni argomenti. Pur avendo frequentato avvocati ed aule giudiziarie e quindi evidentemente in malafede. Chi l’abbia fatto sa che la strategia degli avvocati difensori degli imputati valuta freddamente, al fine di consigliare una transazione con le vittime dei reati, costi e benefici. Così, anche se l’indulto –intervenendo sulla pena e non sul reato o sul processo- non riguarda il diritto al risarcimento del danno, è evidente che l’abbuono totale o quasi della pena “disincentiva” l’imputato a risarcire le vittime e ad ottenerne il ritiro dal processo. E’ proprio quello che aveva colto Travaglio nel suo pezzo ed ogni persona ragionevole può immaginare. Così come può immaginare che il vasto indulto determinerà quasi inevitabilmente un’amnistia avente quantomeno la stessa estensione per la pratica inutilità di celebrare per anni processi destinati a concludersi con una sanzione solo cartacea. E che la certezza dell’indulto e la ragionevole aspettativa della cancellazione del reato sono sufficienti a far abortire qualunque intendimento di risarcire le vittime ed indurle a ritirare la costituzione di parte civile. Così è assolutamente vero che già il solo l’indulto sta producendo e produrrà danni gravissimi alle persone offese dai reati ed ai loro familiari, che vedono spuntarsi la principale arma che avrebbe potuto indurre i criminali a sborsare almeno del denaro. Anche perché l’ineffabile maggioranza bipartisan “garantista” che ha votato l’indulto ha sprezzantemente respinto i ragionevoli emendamenti ( mi pare di AN ) intesi a condizionarlo almeno al risarcimento del danno, e questo in un ordinamento in cui rendersi invunerabili da ogni azione civile di recupero del credito risarcitorio è facile come rubare il gelato ad un bambino e praticato da centinaia di migliaia di persone. Ed in cui ogni imputato di reati gravi giunge al processo ed alla sentenza già privo di beni al sole, essendosene disfatto per tempo. E’ quindi dolorosamente vero quello che scriveva Travaglio, e purtroppo miseramente infondata e pretestuosa la replica di Sofri. E' evidente come si renda ormai improcrastinabile una riflessione definitiva sul significato che, nel decennio di Craxi, Previti e Berlusconi, hanno assunto i termini “garantista” e “giustizialista”.

 

01:31 | politica | # | commenti (6)

11/07/2006
i minimi

Soccombo alla difficoltà di spiegare ai non addetti ai lavori come non si possa non aderire allo sciopero degli avvocati. Il disagio al pensiero del ghigno di Cicchitto visto l’altro ieri sera alla tv mentre gongolava alla notizia del blocco delle udienze è pari solo allo stupore di fronte allo spettacolo di una sinistra che vuole avvocati ricchi, affaristi, pubblicizzati e selettivi. Così questi undici giorni di sciopero, lungi dall’essere piacevole anticipazione delle vacanze, sono per un avvocato-elettore del centrosinistra una penosa passeggiata sui carboni ardenti.
E' sfuggita a tutti, per esempio, una semplice cosa sulla faccenda dello sciopero degli avvocati e dell’abolizione dei loro minimi tariffari ad opera del decreto Bersani. Molto in breve, dei minimi i grossi studi non si curano, e forse non sanno neppure a quanto ammontino. Il minimo tabellare, tuttavia, lo conoscono molto bene gli sventurati cittadini che, dopo anni di giudizio, giungono a leggere una sentenza civile o penale che dìa loro ragione riconoscendo un pagamento dovuto da uno sfrontato inadempiente o rigettando una pretesa ingiusta. Mentre il loro avvocato avrà potuto, nel corso della causa, farsi pagare quanto richiesto ben oltre i minimi tabellari, il giudice in sentenza condanna oggi l’altra parte a rimborsare al malcapitato vittorioso non quanto egli abbia sborsato, bensì proprio il minimo previsto dalle tariffe forensi. Quale sarà l’effetto del decreto Bersani a riguardo è presto detto. Poiché quando liquidano il rimborso delle spese legali in favore della parte vittoriosa i giudici –chissà perché- vengono presi da inspiegabile pauperismo neanche dovessero far appello al proprio portafogli, senza più minimi inderogabili sarà loro consentito liquidare anche somme irrisorie ed a completa discrezione, rendendo il ricorso alla giustizia ancora più insidioso e iniquo in quanto verrà meno ogni speranza di rientrare nelle spese anche di una causa giusta ed indispensabile, con premio supplementare per il litigante temerario. Comunque, il peggio verrà il 14 luglio, quando il sacrosanto sciopero contro questa parte del decreto Bersani andrà ( guardacaso ) a sovrapporsi all’altro dei penalisti per la difesa della riforma di centrodestra dell’ordinamento giudiziario. La precipitosa sciocchezza del governo su tariffe, pubblicità e cointeressenze degli avvocati riuscirà nel compito di guadagnare consensi alla separazione delle carriere dei magistrati, inesorabile anticamera del controllo politico del pubblico ministero, ed a rendere ulteriormente difficile la vita a quelli tra gli avvocati che hanno vissuto con disagio l’indubbia liason di questi anni con la CdL.

00:54 | politica | # | commenti (8)

08/07/2006
i servizi del boudoir

E che dire poi del reclutamento degli agenti segreti italiani? Chi conosca la vita grama che menano i più valenti funzionari di polizia, carabinieri e guardia di finanza non si può nascondere l’importanza che nelle storiche e nelle recenti malefatte degli agenti segreti gioca il modo in cui essi vengono reclutati. I valenti funzionari di polizia non sono –per intenderci- quelli che si pavoneggiano a favore di telecamera in conferenze stampa illegali in cui -con coreografia di tipi tosti in passamontagna colombiano e/o bionde della polizia e del giornalismo- fanno voluttuosamente volare gli stracci di operazioni dai buffi nomi in inglese maccheronico. Non sono i cocchi del questore, quelli dal capello cotonato e l’enorme nodo di cravatta, non sono gli ascari dalla folgorante carriera, bensì quelli che fanno oneste indagini senza guardare in faccia nessuno e soprattutto senza passi indietro quando incappano in un potente, quelli che non vanno tremebondi dal questore e dal procuratore della repubblica quando emerge un nome eccellente. Questi
-c’è da esserne certi- non entreranno mai nei servizi segreti, laddove il reclutamento degli agenti avviene da sempre tra i leccaculo, destinati agli elevati stipendi ed alla comoda vita romana di quello che è da sempre il boudoir del potere politico. Ciò che accomuna le vecchie imprese golpiste e piduiste dei De Lorenzo e dei Santovito a quelle del Sismi degli affari Abu Omar e Sgrena è l’immarcescibile attitudine ad essere gli squillo del privilegio e del potere invece che il braccio riservato della difesa degli interessi dei cittadini. Ne consegue che di soppressione di tali servizi segreti non se ne parla neppure, piuttosto siamo tutti alla ricerca, tra i reggicoda del potere, degli amici ed i nemici, discernendo tra chi ci può tornare utile e chi deve tornare alle volanti, tra chi sbattere in galera e chi merita aumenti di stipendio e medaglie al valore, tra i felloni e gli eroi.

08:41 | politica | # | commenti

25/06/2006
il referendum ed il re

Lasciando il tribunale con 40 gradi all’ombra, dall’ascolto e dall’osservazione della gente si ha la sensazione che gli elettori non si accalcheranno per votare un importante referendum che potrebbe segnare un vero e proprio cambio di repubblica. Accendendo il televisore poco dopo, è evidente dove s’incentra piuttosto il fuoco del pubblico interesse: neanche i versanti più serii delle vicende sportive, deferimenti per mostruosi illeciti, corruttele e sequestri di persona, si guadagnano sincera attenzione.
Si auspica e si pratica solo tifo stordito e gossip rigorosamente fine a sé stesso, ad onta delle seriose professioni dell'altro ieri. Persino Dagospia ( le trascrizioni pubblicate dai giornali paiono dare l'audio ad intere annate di Cafonal ) appare ai più fastidiosamente engagèe, chè le intercettazioni vanno fruite come una bevanda fresca da dimenticare appena tracannata. L’interlocutore incline alla riflessione suscita immediati tedio e ripulsa.
Il viso austero della conduttrice
del TG3 si distende in un sorriso di sollievo e simpatia quando la regia le comunica -perché ne dìa immediata notizia alla nazione trepidante- la scarcerazione del vecchio principe puttaniere, fascista e corrotto, ed è allora chiaro che l’intima conoscenza del suo vero spessore umano e morale gli ha avvicinato i cuori dei sudditi guardoni, dimentichi dei suoi insulti sprezzanti verso il popolino ma sedotti dalla mirabile mediocrità e da un impareggiabile squallore borghese che ne fa una delle immagini al momento più rappresentative. La prova è che il suo nuovo avvocato, la stessa del prescritto Andreotti, s’illumina d’immenso e di flashes come mai prima quando ( appresa con sprezzo del ridicolo la lezione del collega Taormina e delle miriadi di marchette forensi a Mi manda Raitre ) ne addita dignità e regalità all’ammirazione del volgo. Basterebbe un cenno del principe in favore del “si” per procurargli l'apporto decisivo e condurlo alla vittoria sulle ormai assurde ed anacronistiche pudicizie costituzionali e morali.

15:41 | politica | # | commenti (3)

04/04/2006
l'assassino e la sua pena

Negarsi alla costante altalena tra l’ “a morte, a morte!” delle ore successive ad un crimine efferato ai danni di un bambino, da una parte, ed il buonismo menefreghista dall’altra. Se chi scrive è fortemente contrario alla pena di morte ( non per pretesi motivi morali e/o religiosi, che tutti sminuiscono i poteri/doveri dello stato di diritto, ma per l’unico fortissimo ed insuperabile della irrimediabilità delle conseguenze della sua esecuzione ), non vede perché non debba aprirsi un serio, fattivo e pragmatico dibattito sulle pene in Italia. Le quali sono oggi largamente inefficaci e non di rado simboliche.
I tribunali, dopo farraginosi processi, irrogano pene detentive che non possono venire scontate per innumerevoli escamotages legali, mentre i dispositivi di condanna appaiono falsi come le banconote del monopoli. L’opinione pubblica getta un occhio solo in occasione di fatti di cronaca sanguinosissimi, mentre la legiferazione è affidata perlopiù ad avvocati delle Camere Penali, appartenenti alle più varie estrazioni politiche ma collaboranti in una sorta di lobbying con armi tecnicistiche che non si cura degli interessi collettivi. Mentre molte carceri scoppiano, non se ne costruiscono in fretta di nuove ma piuttosto se ne propugna lo svuotamento, facendo finta che il Paese sia diverso da quello che è, che intere regioni non pullulino ( come nella realtà ) di gaglioffi, che milioni di cittadini non siano impediti nello svolgimento di una vita normale a causa del controllo criminale del territorio, che buona parte dell'economia e della politica nazionali non siano governate da consorterie e regole mafiose. Così il pur variegato dibattito preelettorale snobba il tema se non per litanie di circostanza sul bimbo massacrato ( da pericolosi criminali tranquillamente in giro ): eppure sarebbe tempo di dire con chiarezza che il carcere e le sanzioni pecuniarie ( che costituiscono lo scheletro del nostro sistema penale ), così come irrogati, non servono a nulla. Che le seconde non vengono pagate e mai recuperate in un Paese in cui moltissimi riescono a sottrarsi e si sottraggono all’adempimento di qualunque obbligazione con banali stratagemmi ( domicilio fittizio ; intestazione di ogni bene a prestanome; lavoro totalmente in nero ). Che il primo viene scontato solo in parte e con modalità non realmente afflittive né rieducative. E qui viene il bello: bisogna smetterla con questa storia dell’art. 27 della Costituzione e del “fine rieducativo” della pena, intesi come un vero e proprio tappo che impedirebbe di punire effettivamente, di “retribuire” il delinquente per la sofferenza ed il danno arrecati e, nei congrui casi, di impedirne altri. Augias, l’altro giorno su Repubblica, azzardava timidamente la proposta di “eccezioni” al perseguimento di tale finalità per reati gravissimi ed odiosi. In realtà non ve ne sarebbe bisogno: la rieducazione da perseguire con la pena può non essere necessariamente finalizzata al ritorno alla vita “normale” fuori dalle mura del carcere. Non consideriamo forse vita quella di un tetraplegico, o di un anziano che, chiuso per sempre in casa, vive di affetti, letture e tv?  

18:24 | politica | # | commenti (5)

09/03/2006
la clausola occulta del contratto con gli italiani

Nella ridda di promesse prive di copertura, gli argomenti più solidi e convincenti sono inesprimibili.
Il popolo degli espressini, versione meridionale di quello delle partite iva, ora vacilla combattuto tra l’atavico impulso di saltare su quello che si vorrebbe essere il carro del probabile vincitore di centrosinistra e l'altro di godere ancora della clausola occulta del contratto con gli italiani, quella che realmente conta e di cui non si parla alla tv nè si legge sui giornali. In soldoni: tutti sanno che l’attuale opposizione sfonda una porta aperta additando un Paese che fa schifo, ma il popolo degli espressini ha beneficiato di anni di pace fiscale ed urbanistico-edilizia che non conosceva da tempo. Per l’ampio ceto medio, solo in minima parte impoverito da una crisi economica di cui ha potuto fregarsi rivalutando congruamente prezzi e tariffe, si tratta della cosa più importante. Una cosa sono i discorsi da fare in pubblico e comunque per salvare la faccia con quei poveracci che continuano ad essere pagati in lire, secondo cui va tutto male e non se ne può più di questi pagliacci al governo ( meglio non dare nell’occhio e seguire la corrente, o quella che appare tale ), un conto quelli che sono gli interessi del popolo degli espressini. Fare delle ispezioni e degli accertamenti fiscali non altro che uno spaventoso ricordo, aspettare serenamente i prossimi condoni edilizi, previdenziali e fiscali. Va bene, i sondaggi danno il centrosinistra in vantaggio, ma quanti mentiranno persino agli exit polls del 10 aprile prossimo come fanno al bar, per avere votato di pancia nel segreto della cabina? In fondo -si dice il tipo facendo roteare la tazzina per finire di sorbirsi lo zucchero sul fondo- non votano secondo il loro interesse quelli che lo fanno per aumentare la propria pensione o le tasse sulle rendite finanziarie degli altri? Perché io dovrei votare per chi mi rimette la Guardia di Finanza alle calcagna od i sigilli al cantiere della villa?  Se Berlusconi perderà le elezioni, non sarà per le nefandezze compiute, ma per le vele sgonfie di una congiuntura economica sfavorevole. Se avesse beccato la ripresa, ma anche una ripresina piccola piccola, ce lo terremmo per chissà quanto tempo, perché il suo patto con un buona fetta di ceto medio, in particolare meridionale, ha tutti i requisiti per essere solidissimo. Non solo per tutelare i quattrini e la fedina penale del premier ha lavorato questo governo, che ha onorato la clausola occulta, quella innominabile, del contratto con gli italiani. Perderà le elezioni, se le perderà, anche per l’effetto moltiplicatore del trasformismo: lo spostamento di ingenti quantità di voti ad opera di notabilato convintosi che “quell’altro” è il carro del vincitore, e quindi gli affari possono continuare a farsi da quella parte. E quindi l’odioso e grottesco paradosso: quelli dei grandi affari sono per il cambiamento, sgomitando per le posizioni più vantaggiose ad un prezzo che –seppure cresciuto in mesi di polls favorevoli- può essere ancora utile per un riposizionamento ; il popolo degli espressini, invece, aggrappato alla sua clausola occulta, quella che consente all’evasore fiscale ed all’abusivista edilizio "normali"
di godere di impunità e favori in modo diffuso, “democratico”, senza dovere brigare per conquistarli. 

20:56 | politica | # | commenti (7)

25/02/2006
i piani alti della cassazione

photo by tracey baranA qualche giorno di distanza, dust settled, mi sembra si debbano scrivere poche cose sulla faccenda della famosa sentenza della Cassazione sul rapporto sessuale con una adolescente. Tutte molto preoccupate, e tutte discordanti con il coro unanime della stampa italiana.
La prima: è inaccettabile che vi siano ( come testualmente in tutti i pezzi giornalistici in onda o stampati, come in conformità ad una velina ) “piani alti” della Cassazione legittimati a decidere che una sentenza debba essere “coperta di ignominia” ( sono sempre le testuali parole dei resoconti giornalistici ). Evidentemente, forgiata dalle improprie polemiche ad opera del Presidente del Consiglio e del Ministro della Giustizia, si è costituita -in modo del tutto illegale- una sorta di “cupola” della Corte di Cassazione che si ritiene in grado di giudicare le sentenze dei colleghi e dare loro l’imprimatur di correttezza politica o, viceversa, stampigliarvi il timbro della censura o additarle al pubblico ludibrio per poi consegnarle subito all’oblio nei sotterranei del palazzaccio.
La seconda: è agghiacciante che l’intera opinione pubblica italiana ( neanche a dirlo, senza avere letto e quasi sempre senza conoscere neppure i princìpii della normativa vigente ) insorga e copra di insulti una sentenza penale della Corte suprema di legittimità solo perché questa ha affermato, in sostanza, che ogni fatto di violenza sessuale va valutato nelle sue proprie caratteristiche, che vanno esaminate le risultanze di causa e dialetticamente raffrontati, ai fini della pena da irrogare, gli elementi a favore e quelli a sfavore dell’imputato. E’ parso che ci siano delitti ( quali la violenza sessuale ) rispetto ai quali l’allarme sociale ( o il birignao politico-giornalistico ) è tale che alla responsabilità dovrebbe accompagnarsi una pena “automatica”, che tratti magari nello stesso modo -ai fini della pena, attenzione- lo stupro di una bambina rapita per strada ed un rapporto consensuale che abbia incluso una qualche modalità non condivisa dal partner ( perché secondo la giurisprudenza è violenza carnale anche una variante di un rapporto consensuale con il coniuge rispetto alla quale non vi sia stato il suo espresso ed inequivocabile consenso ). Ciò fa dell’accusa di violenza sessuale un’esperienza kafkiana, anche alla luce di un diffuso sentire secondo cui il testimone -che è sempre “la” testimone e che, per ovvii motivi, spesso è l’unico- non va neanche interrogato a fondo per non urtare la sua suscettibilità e non fargli/le rivivere il trauma sofferto.

09:33 | politica | # | commenti (16)

11/02/2006
nuovi giocattoli

                  courtesy The Sandmonkey

17:03 | politica | # | commenti (8)

10/02/2006
mad money

Ogni sera, dal lunedì al venerdi -i giorni di apertura delle Borse- su CNBC ( edizione originale USA, non nel palinsesto europeo ricevibile da noi via satellite ) va in onda Mad Money, uno strano show tenuto da un guru finanziario a nome Jim Cramer. Sul fenomeno Cramer ha scritto Luca Sofri sul suo blog ( non ho ancora letto il pezzo su Vanity Fair ) con toni che non condivido; meglio, penso che Sofri dìa enfasi agli aspetti più superficiali della faccenda ed ometta l’essenziale. L’one man show s’incentra sulla fervida e spettacolare raccomandazione quotidiana di alcuni titoli quotati a Wall Street e sul Nasdaq. Cramer consiglia di acquistare o vendere determinate azioni in modo aggressivo e seducente, e le sue raccomandazioni vengono immediatamente rilanciate, in tempo reale e in forma sibillina, da tutte le agenzie informative finanziarie ( “A Cramer piace X”, “A Cramer non piace Y”) . Il programma viene irradiato quando formalmente i mercati USA sono chiusi, ma così in pratica non è perché, in realtà, le contrattazioni di borsa non si chiudono mai. Non solo perché sui mercati finanziari globali non tramonta mai il sole ( quando è chiusa New York sono aperte le borse orientali, poi quelle europee, poi riaprono gli USA e via senza soluzione di continuità ), ma anche perché negli stessi Stati Uniti si può seguitare a negoziare ( c.d. “extended hours” ) sino alle 8 p.m., a trasmissione già in corso. I prezzi delle azioni magnificate da Cramer ( pumping ) s’impennano subito del 10% circa, ed il contrario accade a quelle che il guru consiglia di vendere. La perturbazione del mercato è tanto più vistosa quando –come spesso succede, e sono i casi più gravi- le società di cui Cramer parla sono piccole, perché l’ondata di ordini destabilizza in modo più forte l’esiguo mercato del titolo, il cui volume cresce improvvisamente a dismisura. Non è neanche il caso di dire cosa questo significhi: Cramer sarebbe praticamente in grado di realizzare guadagni immensi con uno schiocco di dita, e con lui chi, a vario titolo, possa essere a conoscenza di quanto andrà a dirsi nelle trasmissione. Guadagni conseguibili con risibile facilità ed incontrollabili: chiunque può compiere operazioni in pochi secondi dal computer di casa o farle compiere da un prestanome. Ogni sera si consuma un vero scandalo che rivela l’ipocrisia dei controlli della tanto celebrata SEC ( l’organo americano di controllo sulla borsa ).

00:36 | varie, politica, tv | # | commenti (1)

07/02/2006
più autocensura per tutti

"Il concetto di diritti umani è una invenzione giudaico-cristiana e quindi
è una cosa che l'Islam non può ammettere"
( Sa'id Raja'i-Korassani, Delegato permanente della Repubblica dell'Iran all' ONU ).

"Tutto ciò non ha nulla a che fare con la satira politica ma solo
con la stupidità, un'infinita faziosità e uno straordinario cattivo gusto" ( F. Cicchitto, sulla parodia tv della madre del Presidente del Consiglio ).


Gira per internet una vignetta a firma del disegnatore Mauro Biani che ben rappresenta la risposta di ambienti della satira italiana ai drammatici avvenimenti di questi giorni. Stile e contenuto sono, per la verità, straordinariamente simili alla produzione corrente sui giornali di Paesi arabi dove non c’è libertà di pensiero, di espressione e tantomeno di satira ma, guarda caso, abbondano le vignette antiamericane o antiebraiche. A parte il valore artistico, di cui non voglio occuparmi ( salvo notare che, come di frequente nella vignettistica totalitaria di tutte le epoche, che non stima gran che il lettore, la figura -in questo caso il soldato americano- è disegnata in modo da suscitare nel popolino odio e repulsione ), sarebbe interessante chiedere all’autore quale legame vede tra inermi vignettisti danesi e l’amministrazione USA -che come si sa ha adottato una posizione sin troppo anodina, “prudente” e disimpegnata sulla faccenda- oppure tra l’intervento in Iraq e la pubblicazione di cartoons su tabloid scandinavi. Quel che mi inquieta davvero, però, non sono vignette eventualmente brutte e/o stupide ( ve n’erano anche tra le pietre dello scandalo in corso ) od i soliti blog filoislamici che le pubblicano, quanto quella che è la reazione di una parte della satira italiana alle violenze squadristiche islamiste contro i diritti civili e politici in occidente. Su tale atteggiamento è eloquente uno scambio di lettere pubblicato nel blog dell'ottimo Roberto Grassilli ( verso cui nutro ben maggior interesse ), in cui non a caso si richiama con ammirazione, tra l’altro, un Cacciari che a Fahrenheit, su rai radiotre, giorni addietro non trovava di meglio, con quello che sta accadendo, che imbastire una supponente filippica contro i vignettisti danesi “cretini”  ed “ignoranti”. Apprendo quindi con sgomento che una parte della nostra satira deplora la faziosità ed auspica che si evitino tematiche che possano considerarsi delicate od offensive della sensibilità di qualcuno; aspira a “rifuggire da qualsivoglia scontro” e cerca rifugio nella “gentilezza”, nell’”educazione”, nell’”attenzione all’altro”. Infine, addirittura, “invoca la censura” ( “dei centri nervosi sui nostri poveri cervelli incandescenti”, puntualizzazione rassicurante ). Saggi e paciosi proponimenti che certamente piaceranno non solo a governanti liberticidi ed in genere ai titolari di qualsivoglia potere politico e religioso, ma tutto sommato anche alla grande maggioranza della gente, che –diciamocela tutta- ama il quieto vivere e la finta satira da Bagaglino, e si turba o s’infastidisce di fronte agli eccessi ( “ecchecazzo” ) di chi provoca e disturba. Del resto le brave mamme d’antan, quando i bimbi litigavano, non sceglievano di allungare un ceffone proprio a quello che, se pur con ragione da vendere, aveva “provocato” l'altro più intollerante, suscettibile, lamentoso e violento ("lo sai com'è fatto quello, no?")?

21:07 | politica | # | commenti (9)

04/02/2006
gli imam danesi e le false vignette

illustrazione di Laila EssaidiLa faccenda dei cartoons danesi e della "rivolta" islamista ha, rispetto a quanto la gran parte dei media fa credere, molto più a che fare con la crescente intolleranza delle autorità religiose islamiche insediate nei Paesi occidentali. Non ho letto sui giornali italiani una circostanza secondo me molto importante. In molti si saranno chiesti perchè il bailamme sta montando dopo mesi dalla pubblicazione su Jyllands Posten delle vignette ( 30.9.2005 ). La spiegazione la si può trovare nelle raccolte dei mesi scorsi dei giornali danesi: il tabloid Extra Bladet pubblicò il 12.1.2006 un reportage molto dettagliato sulla campagna che un gruppo di imam residenti in Danimarca aveva iniziato a condurre nei Paesi arabi sul preteso vilipendio di Maometto e della religione islamica ad opera delle famose vignette. I leaders islamici, visti frustrati i loro tentativi di far limitare in Danimarca la libertà di espressione e di satira, avevano intrapreso un tour del mondo musulmano per suscitare ribellione e misure di boicottaggio nei confronti del loro (?) Paese. Il bello è che Extra Bladet pubblicava le fotocopie del rapporto che gli imam portavano con sè nel loro giro: le stesse sono consultabili sul sito web del giornale e si può verificare che gli agitatori aggiungevano alle vere vignette pubblicate tre mesi prima da Jyllands Posten ( che erano queste ), delle altre, estremamente rozze e volgari e verosimilmente fatte da loro, che avrebbero dovuto nelle intenzioni scatenare la rabbia nei Paesi islamici, come è puntualmente avvenuto. Eccole ( 1 e 2) : raffigurano rispettivamente un Maometto con l'appellativo di "pedofilo" con due bambini in pugno ed un fedele in preghiera abbracciato da tergo da un cane. Mi pare superfluo aggiungere altro.

11:08 | politica | # | commenti (3)

02/02/2006
lurpak has pride of place

Questo blog acquista da sempre con fedeltà e soddisfazione prodotti danesi. 
Non saprebbe vivere senza i morbidi piumini danesi ed il burro Lurpak ( a mani basse il migliore, anche nella versione leggermente salata ). Sarebbe un altro se non fosse cresciuto con i mattoncini Lego. Ha sempre una Ceres strong in frigo e non manca mai, quando capita, una breve sosta ammirata dinanzi ad una vetrina Bang & Olufsen.
Questo blog ha il fondoschiena posato su una sedia Fritz Hansen disegnata da Arne Jacobsen, l'uomo che ha creato anche i più bei bicchieri che blu e verdi fanno capolino dalla credenza dove sono custoditi anche i classici biscottini danesi al burro.
Questo blog ha orrore del boicottaggio islamista in corso ed ammirazione verso il Paese civilissimo e tollerante donde queste meraviglie provengono.

18:45 | politica | # | commenti (3)

31/01/2006
hamas

 

Non mi sembra inutile rinfrescarsi la memoria su Hamas, perché si stanno leggendo cose peregrine ed assurde. Il problema non è, infatti, solo che Hamas “non riconosce Israele” , né che “è armata”, e neppure che non riconosce i “confini di Israele dopo il 1967” ( condizioni condivise con diversi paesi ed organizzazioni arabi ). Hamas è un’organizzazione religiosa “fondata nel 1987 con l’obiettivo di distruggere l’entità sionista che occupa la Palestina, e di creare una Palestina dal mare al fiume basata sui principi islamici”.
Non solo, quindi, cacciare Israele dai territori occupati nel 1967, ma cacciare “gli ebrei” da tutta la regione, anche dall’Israele riconosciuta dall’ONU con la delibera del 1947 sulla spartizione della Palestina, che è per Hamas interamente "deposito islamico consacrato alle future generazioni musulmane sino al giorno del giudizio”.
Quanto alla disponibilità a trattative di Hamas, la lettura del suo statuto non lascia dubbi, e vi si dovrebbero dedicare politici e politologi prima di scrivere: ”Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche e le conferenze internazionali di pace sono tutte contrarie alle convinzioni del movimento di resistenza islamico. Rinunziare a qualunque parte della Palestina significa rinunziare a parte della religione; il nazionalismo del Movimento di resistenza islamica è parte della sua fede, il Movimento educa i suoi membri ad aderire ai suoi principi ed innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono la loro guerra santa". Hamas sancisce nel suo statuto che i colloqui di pace sono solo un trucco per consentire agli “infedeli di fare da arbitri nelle terre dell’islam. Non c’è soluzione al problema palestinese al di fuori della guerra santa. Le iniziative, proposte e conferenze internazionali sono solo uno spreco di tempo, un esercizio di futilità” .  E’ necessario imprimere nelle menti dei musulmani che il problema palestinese è un problema religioso, e su queste basi andrebbe affrontato”. Non solo il sionismo, ma “il giudaismo e gli ebrei sfidano l’Islam e la gente islamica”. 
Lo Statuto di Hamas è consultabile online su www.hamasonline.org, e se ne trova anche, volendo, la traduzione in italiano.

17:48 | politica | # | commenti (10)

13/01/2006
le mani sulla città

E’ passata nell’indifferenza generale
( i giornali non ne hanno neanche parlato ), infilata di soppiatto nel coacervo di disposizioni della cosiddetta legge n. 246 in data 28.11.05 sulla “semplificazione” (sic), l’abrogazione della norma ( risalente alla legge Ponte degli anni ’60 ) civilissima ed indispensabile che imponeva ai costruttori di destinare posti auto al servizio esclusivo degli abitanti gli immobili urbani, stabilendo un rapporto minimo tra superficie dei parcheggi e volumetria dell’edificio e rendendo nulli gli atti di sottrazione delle aree a tale inderogabile uso. Negli anni scorsi ho dovuto fare diverse cause per far dichiarare nulli pervicaci atti di riserva della proprietà e dell’uso da parte di costruttori, vendite a terzi estranei al condominio, destinazione a parcheggio di aree lontanissime dal palazzo, etc. 
I tribunali hanno sempre frapposto ostacoli all'applicazione di quella norma ( rara testimonianza nel nostro sistema di una concezione ordinata e civile dell’assetto della città e del traffico ) e pendono ancora alcuni giudizi dinanzi alla Cassazione. Ora è il momento buono per le lobbies delle immobiliari e dei costruttori; le forze politiche in passato più attente ai
problemi urbanistici sono impegnate in altro e gli ambientalisti fanno solo i piacioni pacifisti in servizio permanente effettivo. Il colpaccio cui i costruttori e le immobiliari pensavano da anni, e che nella prima repubblica non sarebbe loro riuscito neanche a ferragosto, è andato a buon fine. Le città saranno ancora più disordinate e congestionate, il valore acquistato da chi compra un appartamento sarà inferiore, le speculazioni sui posti auto cresceranno. Ora bisognerà battersi –e non sarà facile- contro giudici ed avvocati che tenteranno di considerare quella del novembre scorso una norma “interpretativa” di quella precedente, in modo da darle addirittura efficacia retroattiva, e cioè da applicarla anche agli immobili costruiti e venduti nel passato.

17:06 | politica | # | commenti (10)

06/01/2006
consorterie

foto di Kathleen Connally Andrea Romano, direttore scientifico di Italianieuropei ( il think tank di D'Alema ed Amato ), scrive su La Stampa un breve pezzo apparentemente focalizzato sulla necessità di un cambio generazionale/culturale del ceto dirigente dei ds, di cui critica un preteso arroccamento in quella che chiama "l'esaltazione solipsistica della propria autosufficienza identitaria". Non è difficile cogliere, tuttavia, che ciò che gli sta a cuore è l'abbandono del mito della diversità morale della sinistra, che gli appare lente deformante e "simulacro di appartenenza nobiliare".
L'impegno di Romano e dei suoi amici sembra così volto, ancor più che in direzione della modernizzazione del partito, in quella dell'abbandono anche solo di ogni aspirazione a perseguire l'obiettivo di una "diversità morale". Consigli amichevoli di questo genere sono, a mio avviso, per i ds più pericolosi dei grossolani attacchi della destra. Quella si getta a capofitto, incredula ed euforica, nell'impresa di screditare l'avversario ( con plateale inverosimiglianza e totale sprezzo del ridicolo:  "il partito azienda siete voi" ) ma con un fine che è tutto sommato difensivo ( azzerare i conti, compensare delitti veri con altri presunti, rimontare nei sondaggi ). Quelli come Romano, invece, all'abbandono anche solo dell'utopia della diversità morale della sinistra ci credono davvero e sembrano, piuttosto che mirare a far piazza pulita delle Consorterie, volere spazzar via l'"intollerabile" ed arcaica illusione di poterne fare a meno.

01:22 | politica | # | commenti (7)

02/12/2005
la fila

Pur non facendo parte del pubblico di Porta a porta o de La vita in diretta nè avendone grande opinione, sono infastidito per la diffusa, spocchiosa e modaiola deplorazione nei confronti della gente che fa la fila per seguire le udienze del processo Franzoni. Viene oggi praticato con assoluta impudicizia il voyeurismo nei confronti di persone e fatti miserrimi, anche scopertamente posticci; gente che ha fatto le scuole alte investe il proprio tempo libero nella ricerca di prossimità anche fisica con i propri beniamini politici, culturali, musicali etc. migrando verso l’evento ed il personaggio del momento tanto più attraente quanto promosso dal teleschermo, spesso guardandosi dal comprarne anche solo un libro od un disco. Quello di Cogne è un fatto di cronaca sconvolgente, dall’allure primitivo e carnale ma non privo di implicazioni politiche e culturali per chi vuole notarle e studiarle; dà inoltre origine ad un processo penale tecnicamente interessante. La gente “semplice” che ha mattinate e pomeriggi liberi e voglia di andarlo a vedere dal vivo non ha però –come è palese dalle interviste per strada- risorse per imbellettare il suo voyeurismo, non finge di capirne di sociologia, di antropologia, di diritto, non tiene ad apparire "giusto" ed à la page, non camuffa il suo desiderio volgare di misurare in centimetri la distanza dal personaggio tv, di sentirsi parte di un evento di cronaca. Appare per quello che è, pubblico tout court, non popolo di questo e di quello, della prima, seconda o terza serata tv, di sinistra o di destra. Volgare e fastidioso perché ci rappresenta nudi e crudi, come gli squallidi che si fermano sulla corsia opposta dell’autostrada per vedere il sangue ed i rottami oltre il newjersey. E pensare che, diversamente da ogni altro, quello delle aule d'udienza è un pubblico tipizzato dal legislatore, previsto dal codice di procedura penale come garanzia concorrente della legittimità del processo e rappresentazione anche fisica del popolo in nome del quale il diritto viene “detto”. A questo siamo, a considerare alla stregua di plebaglia il popolo che assiste attento ed in silenzio -involontariamente rendendogli onore- ad un processo penale, ed invece con rispetto i prepotenti che “occupano” la ferrovia o cospargono di letame l’autostrada, sbeffeggiano provvedimenti amministrativi legalmente dati o gridano “Nassiriya” ai carabinieri. 

01:08 | varie, politica | # | commenti (8)

13/11/2005
le bugie di Fallujah

La storia dell'uso di bombe a base di WP ( fosforo bianco ) da parte dei militari USA nelle operazioni di un anno fa a Fallujah viene in queste ore pesantemente distorta da media e blog di opposto orientamento politico. Sulla base di un preteso scoop di Rainews24 ci si sta da una parte accanendo nel denunziare pretese violazioni, nell'occasione, di protocolli internazionali e di diritti umani ad opera degli americani, mentre dall'altra
-quella del governo USA e dei suoi amici- si tenta di negare l'uso di munizioni a base di fosforo bianco a Fallujah e di ricondurlo ad un mero, innocuo impiego illuminante. In realtà:
1) il preteso scoop, incautamente recepito dai media come tale, non lo è. Già all'epoca dei fatti ( novembre 2004 ) la stampa americana (cfr. il
San Francisco Chronicle ) riportò la notizia che era stato utilizzato il WP come arma;
2) il filmato di Rainews24 non riproduce un bombardamento "indiscriminato" a base di fosforo bianco e non è la smoking gun. Basta confrontare le foto riprodotte
qui con il filmato di RAinews24 per rendersi conto che ad essere ripreso è un lancio di razzi illuminanti comunemente usati e non letali;
3) un qualche uso del WP come arma a Fallujah è stato a suo tempo riportato
da importanti fonti militari USA, come
qui sull'autorevole Field Artillery ( cfr. a pag. 26,  9 'Munitions', b 'White phosphorous' )  ed è abbastanza risibile disconoscerlo, come fa oggi l'ambasciata americana;
4) comunque il divieto dell'uso del WP come munizione di combattimento è previsto da protocolli internazionali non riconosciuti da tutti i Paesi ed in particolare 
non dagli USA ( che vi fecero ricorso anche contro la Germania nella II guerra mondiale ) sulla base di argomentazioni ufficiali reperibili su siti specializzati.
Per il poco che può valere la mia opinione su una questione così importante, l'uso di armi a base di WP in operazioni condotte in zone sia pur sgomberate da civili ( a lungo il governo dell'Iraq e le forze alleate organizzarono lo sgombero della città eletta a quartier generale dei terroristi e che sarebbe quindi stata attaccata ) ma destinate ad essere subito ripopolate dovrebbe essere valutato comunque con infinita prudenza trattandosi di dispositivi che possono provocare gravi danni alle persone anche a distanza di tempo.
Non finisco tuttavia mai di sorprendermi dell'ampia esposizione mediatica di "rivelazioni" ( o presunte tali ) del genere a fronte di ben più asciutti resoconti giornalistici quali quelli sui quotidiani massacri ( questi sì indiscriminati e non solo "collaterali" ) di civili ad opera dei cc.dd. insorgenti iracheni. Nè posso dimenticare lo scempio di "contractors" americani proprio a Fallujah mesi prima, i cui cadaveri furono sezionati, bruciati ed oggetto di vile irrisione di centinaia di persone in strada, per essere poi esposti sul principale ponte cittadino.

16:27 | politica | # | commenti (8)

27/10/2005
alice

Altro che questione locale, la faccenda del sindaco di bologna e degli sgomberi è di quelle che contano davvero in una polemica politica di solito deprimente. Tutelare il diritto dei lavoratori, della gente onesta a vivere decorosamente senza sbarre alle finestre e ad avere strade sicure e pulite, delle donne a poter circolare anche di notte senza essere molestate significa essere di destra?
Non consentire l’abusivismo edilizio e l’occupazione pure abusiva ( che negli stessi giorni provocano morti in puglia ) di aree fluviali, contrastare il vagabondaggio ed il lavoro illegale e minorile significa essere razzisti e fascisti? Chi vede maggiormente esposti a rischio il proprio stile di vita e le proprie conquiste sociali in una grande città europea, chi ha maggiormente bisogno di tutela, i ricchi dei quartieri alti o la gente che abita zone sino ad un recente passato dignitosissime ed oggi ridotte in uno stato miserevole? Spero caldamente che mi venga fatta grazia di minestre riscaldate di trent’anni fa: “zangherì zangherà” era già lancinante decadenza e parodia di un movimento libertario, tremo al pensiero di cosa ne sarebbe il remake, di chi sarebbe il nuovo bifo. Piuttosto rileggiamo pasolini prima di farci fregare dal nuovo manicheismo del dàlli al sindaco socialfascista ed al questurino boia. Come per la droga e nei rapporti di lavoro, sono l’illegalità e l’anarchia il vero nemico del popolo, ed autentici nemici del popolo sono coloro che, con il solito argomento de “il problema è un altro”, l’illegalità e l’anarchia difendono
            

00:12 | politica | # | commenti (22)

12/10/2005
gazprom

Della strana storia del gas siberiano ha trattato con parsimonia qualche articolo di stampa nei giorni scorsi. Come questo, ben documentato, di j. giliberto sul sole24ore. Particolare prudenza viene esercitata sul nome dell’imprenditore miracolato dagli accordi italiani con i russi della gazprom, bruno mentasti granelli, sinora nel ramo delle acque minerali e dietro il quale i più ritengono ci sia qualcun altro. Un piccolo esercizio di memoria potrebbe fornire un valido ausilio a formulare ben più che semplici illazioni.  Ricordo che nel 1990, allorché l’allora fininvest fu costretta dalle nuove norme antitrust della legge mammì a cedere la proprietà del 90 per cento della pay-tv telepiù, quel 90 per cento fu intestato a nove amici di berlusconi. Si trattava, secondo quanto lo stesso avrebbe riconosciuto qualche anno dopo, di una intestazione di comodo:
Nessun fatto condannabile dal punto di vista morale e penale. La Mammì mi ha usato una violenza imponendomi di vendere entro 60 giorni il 90% di Telepiù. Ho chiesto ad amici la cortesia di sottoscrivere il 10% ciascuno, poi a 9 amici sono stati frettolosamente intestati gl'impianti e tutto il resto. Soci provvisori, in attesa di trovare investitori stranieri” (5-10-94 ). 
Chi c’era tra quei nove amici sottoscrittori ”provvisori" ? Una rapida ricerca su google me lo conferma:  bruno mentasti. Non solo, quindi, "amico di berlusconi", o "socio di telepiù", come si è letto sui giornali, ma amico disponibile ad intestazioni di "cortesia".
Secondo me questa storia ha tutti i requisiti per essere la killer
application della prossima campagna elettorale.

23:24 | politica | # | commenti (4)

 




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