Ascoltata per radio una delle ultime canzoni di Celentano ( "La situazione, etc."). Non che non lo si sapesse, ma mi stupisco sempre nel constatare che una gran parte del pubblico è costituita da gente del tutto fuori dalla parabola evolutiva del gusto musicale ( e non ) degli ultimi decenni. Quando si celebrano, ad esempio, i Beatles ed agli addetti ai lavori pare di fare un'operazione plebiscitaria e di sfondare porte aperte, non ci si accorge che i più sono del tutto estranei ed irraggiungibili. Proprio come il vuoto pneumatico di cultura e gusto nell'architettura di interni viene riempito perlopiù da manufatti pseudoartigianali di arte povera con buchi finti di tarli inesistenti, così quello di massa di ogni educazione e gusto musicali consente orripilanti mèlange di neomelodico, anni '50 e '60 e generico impegno sociale-ecologista da sabato sera, buoni per genitori che sembrano coevi di Nilla Pizzi e Toni Dallara ( pur essendolo dei Led Zeppelin o dei Clash ) ma anche per i loro sventurati figli, dai quali non è venuta nè può venire alcuna ripulsa delle canzonette pomicione di Mina o dell'impegno alle vongole dello pseudorocker pentito.
Sarebbe bene che gli organizzatori di concerti estivi gratuiti prendessero atto che Bollani
-oltre che grande pianista jazz- è una star pop ed un comico allo stesso tempo, e muove ( anche grazie a Repubblica Bari, un tempestivo articolo della quale funziona ormai come fanfara per le moltitudini cittadine ) folle adeguate ( già da settimane circolava il "c'è bollani" che è pure una sorta di imperativo: bollani è divenuto per i più sinonimo di pianista jazz, e si legge riscontro immediato ed entusiastico anche in occhi altrimenti vuoti o sbarrati al tuo nominare ogni altro ottimo musicista ). Non era lecito che mi attendessi da un piano solo gratis di ferragosto algide meraviglie che ascolto in questi giorni su disco, ma titubavo temendo ormai noiose gags come con la banda osiris, e speravo che il pianista facesse premio sul cabarettista. Non è andata così avant'ieri sera a Locorotondo, ma non è andata male, solo il primo sembra di questi tempi ossessionato dal percussionismo e dal samba. Passerà. Generoso com'è, organizza i bis come un referendum sul Bollani che piace al pubblico, prendendo diligenti appunti e cercando di soddisfare tutti con un buffo medley. Il risultato è ciò di cui non dubitavo: un plebiscito a favore del cabarettista: il pubblico vuole solo sentirsi a zelig o da fiorello ( rifugge dalle cose più colte come quelle con Riondino, roba intellettuale da radiotre ), non cerca gli sfottò più belli e ribaldi, ma proprio l'imitazione dei fredbuongusto e paoloconte ("lo fa uguale!", "che ridere!"), non allusioni minimamente cattive come l'esilarante parodia di Jarrett ( che pressochè nessuno capisce, ma nondimeno si sbellicano vedendo il didietro, come in K.J., agitarsi sinuoso ) o quella appuntita dei furbi pianisti à la mode come Allievi o Einaudi ( sentita alla radio, con lui che, chiamandosi appunto Ulderico Garzanti Diotallevi, suona vacuità da bambini dai nomi etnico-altisonanti sfogliando supponente spartiti grandi come tomi ), che nessuno chiede ed infatti, da vero democratico, lui non fa. Vado via contento, solo un po' frustrato, ligio ai voleri alla strabocchevole maggioranza che, sfollando dopo aver intonato "O sole mio", si dirige veltroniana verso orecchiette e gnumerelli, alla faccia degli snob, giustamente contenta di sè ( i lettori di Repubblica Bari sono sempre nei posti giusti a fare le cose giuste, id est plebisciti politici o musicali ). Grande invenzione il jazz.
"Rockabye Baby! transforms timeless rock songs into beautiful instrumental lullabies. The delicate sounds of the glockenspiel, vibraphone, and other instruments will lull your little one into a sweet slumber. These versions of Radiohead are sophisticated enough for people of all ages, but sweet enough to introduce your child to rock’s smartest band".
( E' divertente scorrere il catalogo degli album disponibili ed ascoltare i files mp3. Non è un caso che in testa ci siano i Radiohead, le cui canzoni si prestano più di altre ad essere trasformate in ninnananne. Ci sono però anche Pink Floyd, U2, Led Zeppelin, Coldplay, Nirvana... ).
Nessuna spiegazione meteorologica, nessun rapporto con gli orsi che si vuole non siano in letargo, nè con il mio melograno incongruamente gemmato subito dopo aver perso le foglie. Semplicemente il Natale sembra interessarmi, quest'anno, ancor meno che negli anni precedenti: eppure c'è qualcosa sul tema che fa breccia anche nei cuori più refrattari. Aspetto la mia copia di questo, uscito da qualche giorno. Sufjan Stevens è quello di Seven Swans, Greetings from Michigan, Illinoise: trovo alcune sue cose imprescindibili, altre addirittura moleste. Ma questo Natale ho bisogno di andare in giro con That Was The Worst Christmas Ever in cuffia.
Per dimenticare le gigionate degli ultimi anni di vita, i "My Way" seriali dall'arrangiamento sciovinista e lo swing commendatizio, questo video del novembre 1967 con Sinatra e A.C. Jobim ( alla chitarra ) nello show "A Man and His Music + Ella + Jobim". Un perfetto medley di classici della bossanova che inizia con "Quiet Nghts of Quiet Stars" e si conclude con "Girl from Ipanema". Ottimo per iniziare un sabato mattina e raccomandabile in ogni altro momento della giornata.
Un sogno transgenerazionale è quello di prendere parte a quei famosi concerti che -spesso organzzati in festivals- si tennero in California tra la metà degli anni '60 e la metà dei '70. Moltissimi furono organizzati da Bill Graham, il più grande live promoter della storia, al secolo Wolfgang Grajonza, emigrato dalla Germania nazista, che comprò quello che sarebbe diventato il leggendario Fillmore West di San Francisco tenendovi i più famosi concerti dell'epoca di Grateful Dead, Jimi Hendrix, Otis Redding, Janis Joplin, Muddy Waters, Buffalo Springfield, Big Brother and the Holding Co., Who, Bruce Springsteen, Jefferson Airplane, Moby Grace, Cream, Byrds, CSNY, Butterfield Blues Band, Quicksilver Messenger Service, Steve Miller Band, Country Joe, Captain Beefheart e tanti altri. Morto Graham, il suo enorme archivio di fotografie di scena, posters e biglietti -dalla caratteristica grafica psichedelica oggi nuovamente à la page- ed altre memorabilia è in vendita online sul sito wolfgangvault.com. La cosa magnifica è che è ora operativa una radio online, Vault Radio, che trasmette senza interruzione una selezione continuamente rinnovata di brani dal vivo inediti tratti dall'archivio di Graham, not sweetened or polished. Come ascoltare una radio rock americana dell'epoca. Durante l'ascolto di un brano, in una finestra appaiono i dati del concerto che si sta ascoltando ed il link agli originali posters vintage ed ai biglietti dello stesso, il che -furbata a parte, trattandosi di materiale in vendita- mi piace moltissimo, accentuando la suggestione del flashback...

( link )
Nel vero senso del termine, a causa di un improvviso mal di schiena. Poichè, come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere, l'insonnia derivantene mi concede il privilegio di ascoltare in diretta su radiotre rai ( dopo ascanio celestini, piovani, rita marcotulli e maria pia de vito ) mario brunello che esegue alle due della notte bianca romana, tra ricorrenti scrosci di pioggia ben percepibili, la prima suite per violoncello solo di bach e due pezzi di sollima. Il secondo dei quali alla richiesta di bis del pubblico di cinecittà, di quelli tosti e buongustai che brunello lo vanno a sentire d'estate per rifugi dolomitici all'alba.
Io -commosso e spiritualmente presente- faccio la mia parte mettendo a punto, con alterni risultati, strategie per cambiare posizione tra le lenzuola con la tecnica di un libro aperto al vento e sfruttando tutta la larghezza del letto, rotolando ma facendo finta di nulla per non contrarre involontariamente i muscoli.
Se un giorno bjork registrasse un brano in tedesco con testi impegnati alla brecht/weill (nella specie ecologisti, a sostegno della campagna per la salvezza delle balene) ma con una orchestrazione di archi morbidi stile anni cinquanta/sessanta alla bruno canfora o piero piccioni, si chiamerebbe eva jantschitsch, in arte Gustav, di cui ho ascoltato il primo disco appena uscito, Rettet die wale.
Il brano cui mi riferivo, assai affascinante, si chiama appunto Rettet die wale (il sample si può ascoltare qui).
Ascoltando l'ultimo cd di Mia Doi Todd, Manzanita, appena uscito negli USA. Non la conoscevo prima: la sua voce ricorda nel contempo Tim Buckley, Joni Mitchell e Joan Armatrading. What If we do? e Deep at Sea le mie canzoni preferite, davvero belle.
Quello che mi piace più ascoltare in questi giorni, tuttavia, sono due dischi di Sufjan Stevens, Greetings from Michigan The Great Lake State ( del 2003 ) e Seven Swans ( dell'anno scorso ).
E' musica impossibile da descrivere e quella che prediligo in quest'inizio di primavera. Direi, in un cedimento alla facile retorica di cui mi pento immediatamente, musica per il disgelo della natura e del cuore. Qui e qui per ascoltare i due dischi ( consiglio il comodo music sampler di Amazon ).
L'artista israeliano Michal Levy ha elaborato un video sulle note dello standard di John Coltrane.
Una struttura architettonica virtuale si sviluppa nello spazio seguendo le architetture complicate del sax tenore: la cosa affascinante è che l'elaborazione grafica non sembra fine a sè stessa, ma dimostra una notevole capacità di condizionare lo stesso ascolto di un brano sentito tante volte, e che è parso arricchirsi di nuovi, minutissimi dettagli.
Provare per credere.
Non sono rimasto fuori dal popolo dell’iPod solo perché già dimentico a casa cellulare e chiavi, né perché tra i file mp3 scaricabili dalla rete non c’è quasi mai la musica che mi piace in quel momento. E’ che ogni minuto trascorso ad ascoltare musica nella propria confortevole bolla d’aria è irrimediabilmente sottratto alla percezione, anche edonistica, delle informazioni che provengono dal mondo circostante, le quali perlopiù giungono dalla radio. Nel bellissimo articolo The Age od Egocasting, di Christine Rosen ( efficace sintesi su Wired, segnalata da Cesare Lamanna ) ho letto, a riguardo, la teorizzazione di cose di cui sono da sempre convinto. L’ iPod, con il TiVo
-quest’ultimo sconosciuto in Italia ma ben noto negli Usa da anni- e la pay-tv, sono solo le ultime tecnologie ( lo erano già il videoregistratore, il walkman e lo stesso telecomando, per tutte ) del cosiddetto egocasting, che è il modo in cui il singolo personalizza sempre più il proprio intrattenimento abbandonando la diffusione generalista. La lettura della Rosen è secondo me essenziale per riflettere sui rischi che comporta il proseguire su questa strada. Sono quindi compiaciuto della mia preferenza per la radio, e specificamente per quella parlata, che -oltre all'acquisto di generazioni di apparati sfiziosi- mi ha solo richiesto il sacrificio della scelta di telefonini rigorosamente muniti della relativa scheda. Che non sono molti sul mercato, cosa che mi è sempre sembrata incomprensibile al pari della ragione per la quale l’iPod non consente l’ascolto della radio. Di essere in minoranza rispetto agli ascoltatori di sola musica ( perché, anche tra quelli che almeno in auto la radio la ascoltano, la maggioranza rifugge il parlato ) si ha la costante sensazione assistendo al costante e rapido evolvere della tecnologia della sua riproduzione mentre i segnali fm di qualità tendono a scomparire ( in attesa della radio digitale, che sarà la mia pacchia ). Tengo per me, quindi, piaceri impagabili come una passeggiata serale ascoltando, con telefonino-radio nella tasca del soprabito ed incessante zapping strategico tra radiorai, radioradicale e radio24, il fluire ed il pulsare della realtà. Se la musica incontrata nell’ascolto della radio generalista fosse almeno decente, il tutto sarebbe perfetto: comunque tramite la radio, come attraverso internet, il mio gusto cambia e le mie conoscenze evolvono. Se fosse esistito l’iPod già quando ero ragazzino, sarei ancor oggi chiuso nel mio guscio immutabile ad ascoltare le stesse cose di un tempo: Emerson, Lake and Palmer o, che so, Gentle Giant, Cat Stevens prima della conversione, o Soft Machine. In politica sarei magari del partito comunista d’Italia marxista-leninista, convinto che Mao Tze Tung sieda ancora nella Città Proibita di Pechino. L’ egocasting rischia di creare tanti fossili inattingibili ed immutabili, orgogliosi di ascoltare solo la “propria” musica e vedere solo i programmi della “loro” rete, vaccinati contro il nuovo, l’ignoto ed il sorprendente. ( Un’altra volta, se avrò la sensazione che possa interessare qualcuno, mi andrà di scrivere di quando ascoltavo le radio di Tahiti, Uzbekistan e Papua New Guinea ).
Giornata di lavoro alla scrivania, a casa: solo per una memoria in un procedimento in cassazione. Molto noiosa. Finalmente oggi, dopo una settimana di falsi allarmi, nevica a falde larghissime, e dispongo il computer portatile in modo da vedere la neve, d'infilata attraverso la porta dello studio, dal finestrone del soggiorno.
Ascolto The House Carpenter's Daughter, di Natalie Merchant. Mi piace moltissimo, la ex cantante dei 10.000 Maniacs e questo disco in particolare: ad essere d'altri tempi non sono solo le ballate, le filastrocche ed i canti religiosi americani, ma anche la serietà ed il rigore.
Vado poi in brodo di giuggiole all'ascolto di Crazy Man Michael, la vecchia ballata da Liege and Lief dei Fairport Convention ( che ricorda la voce indimenticabile della povera Sandy Denny ).
( la foto è di Cig Harvey ).
Nella programmazione di rai radiotre si inserisce spesso, durante la giornata, lo spot dell'ultimo disco di Ludovico Einaudi, Una mattina.
Una voce sussiegosa presenta l'opera, edita da Decca, con sottofondo della title track. L'effetto è buffo ed un pò irritante: due accordi in croce, il minimalismo musicale che guarda al mercato vive di qualche piccola idea che non basterebbe per pochi secondi di composizione di buon livello. Pare una miscela di new age e celtic music come quelle che si trovano in Francia sugli scaffali dei negozi Nature & Découvertes, tanto blanda e pallosa che Loreena Mckennitt ed Enja sembrano vette inarrivabili.
Il packaging e l'apparato pubblicitario, visibili sul sito Decca-Universal, sono piacioni/intellettualistici come notato di recente da Luca Sofri in un suo grazioso pezzo per Vanity Fair sull'etereo stilita ( che lui sfotte appena un pò ma che gli piace ).
Su radiotre segue spesso a ruota altro spot con musica di Michael Nyman, pure sopravvalutatissimo autore di moda dalla noiosa, riconoscibilissima frase ripetitiva che ripropone ad nauseam la lezione di Philip Glass. Sempre della serie "massima esposizione col minimo sforzo", appunto.
Pur non essendo un fanatico del cosiddetto hi-end, faccio sempre caso alla qualità del suono. E non solo quando ascolto musica: infatti vuoi mettere le voci della radio ( magari catturate da un microfono a valvole da studio ) ascoltate con un apparecchio a tubi o comunque con suono 'caldo' ? Il mio impianto hi-fi ha gli amplificatori, progettati da un tecnico cecoslovacco, a valvole: idiosincratici, meteoropatici, suonano meglio col caldo estivo ma d'inverno danno il meglio di sè scaldando ( fuor di metafora ) l'ambiente e rallegrando di lucine il soggiorno. Per ascoltare la radio uso una Tivoli audio dal suono rotondo, solo un pò troppo 'punchy' ma seducente. Ho il pallino di collegarvi un lettore cd portatile ultraeconomico: il suono è uno schianto per un sistema così piccolo: il risultato è incantevole, magari con del jazz degli anni '50. Chi vuole può provare a collegare un lettore mp3.
Ho scoperto oggi RetroPlayer, un incredibile programma per OS X dello Studio Kura che aggiunge ad una sorgente digitale i 'difetti' tipici di un vecchio 33 giri, dichiarando di restituire un suono simile a quello di un disco di vinile. Purtroppo la pagina è solo in giapponese, ma il downloading e l'uso sembrano comunque facili. Non l'ho provato ma mi pare un giochetto divertente, anche se non sono 'hiss, scratches e skipping" ( ebbene sì, pare venga aggiunto anche questo...) che fanno il calore ed il fascino del suono del vinile.
Ho appena letto sul sito della Universal ( la più grande multinazionale USA nel settore musicale ) la scheda di presentazione del primo album da solista di Raiz, ex voce degli Almamegretta. Imperdibile esempio della sconfinata autostima dell'uomo ( al secolo Gennaro Della Volpe, da Napoli ), vera icona della musica globale. Probabilmente il low profile è una astrusa diavoleria anglosassone che non pertiene al mondo "carnalissimo, verace, napoletano, italiano, europeo, arabo, terrone, cosmopolita, apolide, orgogliosamente wop" del nostro. Ho la testa che mi scoppia al cospetto del pantheon che la musica del genio napoletano evocherebbe e cui egli con disinvoltura viene accostato: Linton Kwesi Johnson, Marvin Gaye, Paul Young, John Fante, Demetrio Stratos, Barry White, Who, Brassens, Eminem, Pino Daniele, Sergio Bruni, Oum Kalsoum, P.P. Pasolini, Omar Kayyam, Transglobal Underground ... E poi i figli di Annibale, quelli dell' 11 settembre, i muezzim, tangentopoli, i bambini kamikaze, Giulietta figlia dell'Islam, il cunto de li cunti e via con tutto ciò che vi trovate in frigo. Burp.
( Speriamo non càpiti qui qualche suo estimatore duro e puro, di solito non brillano per ironia e sense of humour, come è comprensibile in chi ha capito tutto della politica e della cultura. Certi nomi non si toccano: ricordo quando Daniela Amenta -che nel'ambiente vanta credenziali non da poco ed è persona rispettata- si permise di esprimere qualche sommessa perplessità sulle ultime cose di Daniele Sepe e si trovò sul blog i commenti ringhiosi e sprezzanti dell'accolita di fans "senza se e senza ma", come lei stessa li definì ).
L'ultima volta che ho riempito il caricatore dei cd dell'auto ci ho messo, tra gli altri, Field Songs di Mark Lanegan. In altri tempi un disco del genere sarebbe stato duraturo oggetto di culto; la sua sfortuna è di essere uscito nel 2001, nel diluvio di novità sbadatamente recensite da critici distratti e disillusi da continui 'eventi' musicali privi di senso e mordente. Field Songs è un'autentica gemma già dimenticata , un vero classico, colmo com'è di ispirazione e di amore per il folk ed il blues americani. ( La foto qui sopra -che pare un dipinto di Hopper- è di Chris Faust. Ne avevo visitato recentemente il sito, le cui immagini di vaste solitudini del Minnesota -come questa- mi sono balzate subito agli occhi ascoltando Lanegan e ricordando la Takoma ). 
Il raccoglimento del suo ascolto in auto, magari nel corso di un viaggio non breve, procura grandi emozioni, sin dal folgorante inizio con One Way Street ( che non ha nulla da invidiare, quanto a pathos, direi addirittura a House of the Rising Sun degli Animals ), No Easy Action e Miracle. E' un'opera commovente che -a parte i richiami apparsi evidenti ai più, come a musica e vocalità di Tom Waits- evoca sopratutto la poetica di Takoma Records, la casa discografica perduta di John Fahey, Leo Kottke, Peter Lang, Robbie Basho.
"Se preferiamo lasciare che i nostri figli abbandonino le scuole, che parlino lo slang del ghetto che neanche io riesco a capire, che spendano soldi per le scarpette anzichè per libri, poi non possiamo rimproverare agli altri se finiscono in galera a 18 anni o passano la vita a friggere hamburger per il minmo dello stipendio... Mi hanno accusato di esporre i panni sporchi. Fatemi dire una cosa: i nostri panni sporchi escono di casa alle 8 fingendo di andare a scuola, ciondolano sui marciapiedi pronti a spararsi addosso per un giubbotto...cantano canzoni che raccontano di donne come cagnette in calore da violentare...E quando la polizia mena uno di loro, tutti guardiamo ai manganelli ma non ci chiediamo che cosa ci facesse quel ragazzino con scarpe nuove da 500 dollari ai piedi comperate dalla mamma e una torta da 5 dollari in mano rubata al supermercato" Istruttiva ho trovato la lettura incrociata dell'intervista a John Mc Whorter, nel Guardian di venerdi, sulla cultura hip hop e delle dichiarazioni di Bill Cosby comparse su CNN lo stesso giorno e tradotte da Zucconi a pag. 21 de La Repubblica di oggi. Il tema è il medesimo, su cui Cosby e Mc Whorter da tempo vanno con coraggio argomentando, pressochè isolati e 'politicamente scorretti'. Cosby non ha certo bisogno di presentazioni, Mc Whorter è un professore di Linguistica all'università della California a Berkeley. Entrambi infrangono i luoghi comuni sulla pretesa emarginazione dei neri negli Usa e sulla criminalità nelle loro comunità come mero effetto della stessa: Mc Whorter, in particolare, si occupa del cotè culturale, denunziando l'ipocrisia dell'inteligentzia di fronte al fenomeno -che ha ormai un quarto di secolo di vita- dell'hip hop, della sua musica di infima qualità e dei suoi testi spesso razzisti, sessisti e degradanti considerati l'unica, autentica cultura 'nera'. 
(B. Cosby).
Sinceramente non se ne può più di Sunrise e di Norah Jones. Il travolgente successo della melensa ballata pseudo-country ha ai miei occhi, nella sua incomprensibilità, qualcosa in comune con quello di certe stucchevoli merendine che occhieggiano di fianco alla cassa del supermercato. E' così difficile ricordare che lì, a pochi passi, c'era di molto meglio? Sono giustificati solo i ragazzini, che si imbattono per la prima volta in una ballad; i loro genitori, se non sono del tutto rincoglioniti, hanno il dovere, a tal punto, di far loro ascoltare Joni Mitchell, sopratutto in Ladies Of The Canyon e Blue. E' una questione di decenza, oltretutto.
E' evidente che nei due, ed alla base della naturalezza e bellezza del blog, non c'è un atteggiarsi modaiolo da buddha bar, ma un sincero amore per la musica hawaiiana e lo strumento, in un clima lievemente nostalgico : più che ad un lounge di L.A. o ad una commedia sofisticata americana, comunque, ci si sente vicini allo spirito di Margaret Mead "Coming of Age in Samoa" e che portò generazioni a sinceramente innamorarsi dei tropici. Del resto Frauenfelder ogni tanto va ( beato lui ) a stare, con la famiglia, qualche mese da quelle parti. ( Sull'exotica e la generazione cocktail come non citare, must read su questi temi, "Mondo Exotica" [Einaudi, 2000] di F. Adinolfi, giornalista di Alias del Manifesto e deejay cocktail-lounge ? ). Sono affascinato da questo weblog: come M. J. Fox in Back to The Future, sembra di piombare nei primi anni cinquanta americani, agli inizi della moda " Tiki ". "Ukulelia. The World's Greatest Ukulele Weblog" , dalla grafica ed i vistosi colori exotica, è curato da una coppia di californiani, Mark Frauenfelder ( scrittore ed illustratore, nonchè autore anche di un altro brillante blog, Boing Boing ) e Gary Peare ( manager presso la Janzen IdeaCorp ), accomunati dalla passione per l'ukulele, che entrambi suonano.



arte
case
cibo
cinema
fotografia
internet
libri
musica
politica
radio
varie
tv

3 quarks daily
95bFm auckland
archaeology
arts & letters daily
artsJournal
atlantic
bbc radio
bbc radio ulster
burbs radio
counterpunch
dagospia
dissent
economist
get underground
guardian
haaretz
il foglio
il manifesto
il riformista
independent
informazionecorretta
internazionale
italieni
kcrw santa monica
kexp seattle
kkjz long beach
kmhd jazz, oregon
le monde
libèration
manx radio
memri
n.y. times
n.y.review of books
nature news
nerve
new left review
new scientist
new yorker
r.univ.guadalajara
radio adelaide
reason
salon
science
slate
swissinfo
tech central station
the brussels journal
the gadflyer
the new republic
tsf jazz 89.9 paris
village voice
wbgo newark
wcbn ann arbor