Temo ci si accinga a perdere ancora una volta i referendum. Era già chiaro stamattina, quando ho trovato i seggi vuoti, e lo è ancora di più quando è nota l’affluenza alle 12 ( il dato che ho a disposizione mentre scrivo ). Non ci si poteva forse attendere altro. Le ragioni sono molteplici e la loro evidenza acceca. In primo luogo, semplicemente va rilevato che i referendum, da dieci anni a questa parte, non raggiungono il quorum. Punto. Sarebbe la quinta volta consecutiva che la consultazione referendaria fallisce per tale motivo. E non è necessario che scenda in campo il papa perché ciò avvenga: sono sufficienti le associazioni dei cacciatori, come nel 1997. Sembra realistico osservare, ormai, che tale è il disinteresse dell’opinione pubblica ( da intendersi nel senso di inerzia, di abulìa, di inazione più che di semplice disattenzione ) e così forte lo zoccolo duro di astensione fisiologica che non è in realtà necessario un impegno apertamente astensionistico di importanti soggetti. Basta che non scatti un forte impulso protestatario di segno qualunquistico o la percezione da parte di grandi fasce di popolazione che vengano il giuoco interessi personali immediati. Come per il divorzio, come per l’aborto. Non è stato sufficiente per la fecondazione assistita ( evidentemente ritenuta tematica ‘di nicchia’ ) e la ricerca sulle staminali embrionali ( percepita alla stregua di ‘pie-in-the-
-sky’, come dicono gli americani ). Tale è lo stato in cui versa la gran parte della gente, che essa è raggiungibile solo attraverso i programmi imbecilli e volgarissimi che segue in tv. Avrei dovuto capire già l’altra sera che aria tirava, quando ero in una trattoria con in un angolo un televisore acceso su uno di quei programmi di prima serata, popolato da bellimbusti lampadati dalle sopracciglia tirate e da squinzie vogliose. Dal mio tavolo vedevo diverse coppie sedute di fronte, non intente a conversare o guardarsi negli occhi ma come ipnotizzate dallo schermo. Fisicamente sovrapponibili a quelle sullo schermo. Ecco, quello che non avviene lì è come non esistesse, riscuote al più il 6-7 per cento di share ed il 25-30 per cento di affluenza alle urne. In secondo luogo: da mesi a questa parte tutti i media, senza eccezioni, stanno attuando una formidabile, gratuita campagna di promozione vaticana e clericale. Ad essa hanno tenuto bordone, se non ne sono stati magna pars, i cc.dd. laici: ricordo interminabili dirette del tg3 con volto smagrito ed ascetico di giovane giornalista in piazza s. pietro, e persone che non conosco come religiose che improvvisamente mi dicevano di voler andare a roma per fare dieci ore di fila e passare davanti al feretro di un papa di cui avevano tante volte stigmatizzato le posizioni retrograde ed opportunistiche. Ricordo la gara a contendersi nella legiferazione benemerenze vaticane persino da parte di leaders anticlericali. Beh, il popolo ha scarsa od inesistente memoria ma s’affeziona ed agisce d’impulso: come subissò di voti nel 1984 i comunisti dopo averne visto morire sul palco il segretario nazionale, così oggi il papa tiene le redini del suo cuore. Purchè pretenda un impegno facile e piacevole come andare oggi al mare, chè se chiede di più colleziona flop anche lui, come a bari due settimane fa, quando la sua buffa vetturetta vetrata procedeva -ad onta della grandeur organizzativa a spese dell'erario dello stato- in una piazza semivuota. Ma quel che più conta -e temo conterà anche in questo risultato elettorale- è la distanza del dibattito dalla realtà sociale: mentre la politica non ha occhi ed orecchi che per le poltrone rai e le recriminazioni sui reciproci spazi televisivi, generazioni intere vengono svezzate ed educate da un’unica, orrenda nurse che ne fa dei qualunquisti, dei pupazzi ridicoli, dei cinici strafottenti se non dei criminali. La mutazione genetica del nostro popolo, il cui identikit non comprendiamo nel suo insieme pur sommersi dai dati concordanti che ne descrivono il degrado, continua nella direzione prefigurata da p.p. pasolini ormai trent’anni fa quando chiedeva provocatoriamente l’abolizione della tv e della scuola dell’obbligo, evidentemente intendendo suscitarne di radicalmente diverse. I risultati dei referendum sul divorzio e sull’aborto, generalmente ascritti ad acquisizione di massa dei valori laici e liberali, vanno alla luce di quanto sta accadendo rivisitati e forse derubricati a manifestazioni di incipiente conversione ad un modello edonista piccolo-borghese ( l’imponderabilità morale di cui scriveva pasolini, l’essere sospesi tra la perdita di vecchi valori e la mancata acquisizione di nuovi ). L’abolizione del quorum referendario o quantomeno il suo ripensamento come, ad esempio, nello statuto della regione toscana ( dove è automaticamente collegato ai votanti nelle precedenti elezioni ) potrebbe essere un palliativo per ridare senso ad un istituto ormai schiavo dei condizionamenti televisivi, ma certo sarebbe tempo di curare la malattia, non solo i più evidenti tra i suoi sintomi.



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