Chi ricorda gianni melluso, giovanni pandico, giuseppe margutti e gli altri cosiddetti pentiti, calunniatori conclamati, che condussero enzo tortora in gattabuia e ve lo tennero innocente ed a lungo prima che egli, ormai irrimediabilmente malato, fosse assolto con formula piena in appello dopo una condanna in primo grado a dieci anni? E chi ricorda i dottori lucio di pietro, felice di persia e giorgio fontana, pm napoletani che compilarono sotto dettatura dei pentiti liste di centinaia di persone da arrestare, piene di decine di innocenti, a volte omonimi, tra i quali il povero tortora? E la caserma dei carabinieri pastrengo, sede di riunioni di manigoldi detenuti che concordavano le "rivelazioni" ad uso e consumo delle varie procure? Oggi quando si parla di angelo izzo ci si riferisce ad un pentito di quell'infimo calibro, di un cocco di procure e magistrati di sorveglianza. Solo così si spiegano le strane fortune giudiziarie di uno evaso più volte, la prima -prendendo in ostaggio una guardia carceraria- dopo pochi mesi di detenzione, l'ultima nel 1994 quando, approfittando di un permesso, fuggì in francia donde fu poi estradato. Come i melluso e i pandico, il trucco di izzo è quello di vendere ai pm balle o, nella migliore delle ipotesi, pettegolezzi da ora d'aria millantando rilevanti ruoli criminali nella realtà inesistenti: nel suo caso, accreditandosi come importante esponente dell'estremismo neofascista, lui maniaco sessuale psicopatico. Pochi ricordano che izzo fu chi accusò a vanvera salvo lima di essere il mandante dell'omicidio di piersanti mattarella e si beccò quattro anni per calunnia e chi, tra le altre prodezze, accusò il suo vecchio sodale del circeo andrea ghira di avere ucciso addirittura giorgiana masi nei famosi scontri di piazza romani del maggio 1977. Un caso da manuale di detenuto immeritevole di ogni beneficio, perchè uso a strumentalizzarlo per evadere e commettere altri reati, nonchè abituale delinquente ai danni dell'amministrazione della giustizia. Eppure questi è l'uomo che, quando ha nuovamente seviziato ed ucciso, era ancora una volta a spasso, non in carcere a scontare la pena irrogatagli per l'orrendo massacro del circeo.
Non è forse venuto il tempo di riprendere il discorso che tortora ed i radicali facevano, in perfetto isolamento, anni fa e di dedicarsi a studiare le folgoranti carriere di pericolosi calunniatori, insieme a quelle altrettanto luminose di magistrati con i cui favori costoro hanno seguitato a uccidere, estorcere, spacciare? Magari rileggendoci vecchie, sagge cose di mauro mellini sulla giustizia del papa re e sul ruolo di loschi figuri prezzolati, testimoni impuniti in quella roma torbida e sanguinaria.



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