Prima di partire per londra avevo appena letto meraviglie della cucina del sud est asiatico ne “il viaggio di un cuoco” di anthony bourdain. Con curiosità quindi, mancando di ogni esperienza di cibo orientale diverso da quelli cinesi e nipponici, ero sabato sera davanti al nuovissimo “busaba eathai” di store street, girato l'angolo di tottenham court road ( locale di alan yau, quello degli wagamama e di hakkasan. Busaba è un fiore thailandese, eathai la fusione di eat e di thai ). Fila obbligatoria perché non sono accettate le prenotazioni: nel frattempo si può scegliere accuratamente cosa mangiare sul display interattivo all’esterno ( molto comodo e nuovo con ricerca per insalate, noodle e soup, rice, curry, wok, side, etc. ed evidenziazione dei piatti veg e speziati ). Il caposala gentile tiene su di morale la fila ( comunque molto rapida per il vivace turnover ) con frequenti euforiche apparizioni condite di “fantastic”. Il locale è moderno-etnico-chic, in legno scuro floor-to-ceiling con grandi tavoli quadrati da dodici dove ci si accomoda insieme ad altri avventori sotto bianchi lampadari cilindrici dalla luce calda. Atmosfera informale ed allegra, sono subito a loro agio anche quelli che, come me, “nonmivadifarelafila”, “nonmipiacestarealtavoloconestranei”. Servizio velocissimo ed attento. E' qui che cambia la mia concezione della cucina orientale: dopo un gustoso phad thai, soprattutto con il meraviglioso pat king talay ( capesante, gamberetti, calamaretti -tutti freschissimi!- con zenzero , pepe thai e peperoncino, passati velocemente nel wok : mangerei solo questo per settimane ), ma anche altre cose che ho visto ed annusato sul mio tavolo, preferibilmente a base di pesce e vegetali. Bevo innocua birra thai ( si può scegliere tra una ventina di vini italiani, cileni e francesi anche al bicchiere, tra cui spicca un montepulciano d’abruzzo umani ronchi ), pentendomene per non aver più tardi saputo come concludere mancando qualcosa qualificabile come dessert. La prossima volta berrò lemongrass tea o succhi, di cui c’è buona scelta ( mix a base di frutta esotica e non ), sfruttabili anche per non condividere con gli indigeni un alito che altrove garantirebbe la morte civile. Qui comunque non ci fanno alcun caso, utilizzando busaba come sano esordio etnochic di una serata ad alto tenore alcolico. Prezzi, per londra, molto convenienti.



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