( l'immagine è di Sivan Lewin )
A proposito di prescrizione, istituto misterioso per i più e prevedibile oggetto, sin da queste prime ore dopo la sentenza Berlusconi, di spudorate manipolazioni e vertiginose arrampicate, si può ripetere pari pari quanto scrivevo quando, meno di due mesi fa, se ne è avvalso Andreotti, altra vergine violata e martire della giustizia ingiusta d'Italia. Aggiungendo un paio di cosette. Ascoltavo nel pomeriggio politici, giornalisti e persino avvocati disinvolti affermare librescamente che dichiarare non perseguibile un reato per il decorso del tempo non equivale nè ad assolvere nè a condannare, ma solo fermarsi sulla soglia di una indagine senza entrare nel merito.
Vero, o per meglio dire, vero in buona parte dei casi. Si tace però maliziosamente una circostanza fondamentale: la legge, oltre ad imporre l'applicazione immediata della prescrizione quando ne ricorra il caso, obbliga il giudice ad assolvere quando vi sia la prova dell'innocenza dell'imputato. Cosa vuol dire, in concreto? Che mentre, per il principio frondosamente enunciato dai vari azzeccagarbugli e da tutti gli uomini del presidente, anodina è la prescrizione applicata prima di ogni indagine, il contrario è quando lo sia dopo anni di istruttoria, di fronte a faldoni di documenti, rogatorie estere, verifiche bancarie. In altri termini, quando il giudice ha tutti gli elementi per giudicare nel merito dei fatti e ritiene di non potere assolvere. Ed è pronuncia significativa eccome, e su diversi piani, persino giuridici ( si pensi alle azioni risarcitorie che le vittime possono intraprendere pur se il reato è prescritto ): non parliamo poi di quello morale e di quello politico. Se a ciò si aggiunge che -come dicevamo nel caso di Andreotti- la prescrizione è rinunciabile e cioè il cittadino può pretendere una sentenza nel merito, bisogna concludere che il Premier ed il Leader politico dovrebbe ( ed avrebbe dovuto nelle more, secondo costumanze neppure tanto risalenti nel tempo e condivise dagli stessi vituperati imputati di Mani Pulite, ma è un altro discorso ) dimettersi per molto meno. Essendoci molto più di un'accusa odiosa e di un fumus malevolo, e cioè una sentenza stilata dai suoi giudici di Berlino, gli stessi che egli elogia per averlo assolto da altre accuse ma che semplicemente hanno ritenuto che solo il decorso del tempo abbia potuto esimerli dal pronunziarne la condanna per la corruzione di un giudice con denaro 'estero su estero'.
E come tanto tempo sia stato fatto trascorrere è faccenda di cui le cronache si sono occupate, ed a sua volta tutt'altro che neutra ed involontaria.



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