milton

10/12/2004
de praescriptione

A proposito di prescrizione, istituto misterioso per i più e prevedibile oggetto, sin da queste prime ore dopo la sentenza Berlusconi, di spudorate manipolazioni e vertiginose arrampicate, si può ripetere pari pari quanto scrivevo quando, meno di due mesi fa, se ne è avvalso Andreotti, altra vergine violata e martire della giustizia ingiusta d'Italia. Aggiungendo un paio di cosette. Ascoltavo nel pomeriggio politici, giornalisti e persino avvocati disinvolti affermare librescamente che dichiarare non perseguibile un reato per il decorso del tempo non equivale nè ad assolvere nè a condannare, ma solo fermarsi sulla soglia di una indagine senza entrare nel merito.
Vero, o per meglio dire, vero in buona parte dei casi. Si tace però maliziosamente una circostanza fondamentale: la legge, oltre ad imporre l'applicazione immediata della prescrizione quando ne ricorra il caso, obbliga il giudice ad assolvere quando vi sia la prova dell'innocenza dell'imputato. Cosa vuol dire, in concreto? Che mentre, per il principio frondosamente enunciato dai vari azzeccagarbugli e da tutti gli uomini del presidente, anodina è la prescrizione applicata prima di ogni indagine, il contrario è quando lo sia dopo anni di istruttoria, di fronte a faldoni di documenti, rogatorie estere, verifiche bancarie. In altri termini, quando il giudice ha tutti gli elementi per giudicare nel merito dei fatti e ritiene di non potere assolvere. Ed è pronuncia significativa eccome, e su diversi piani, persino giuridici ( si pensi alle azioni risarcitorie che le vittime possono intraprendere pur se il reato è prescritto ): non parliamo poi di quello morale e di quello politico. Se a ciò si aggiunge che -come dicevamo nel caso di Andreotti- la prescrizione è rinunciabile e cioè il cittadino può pretendere una sentenza nel merito, bisogna concludere che il Premier ed il Leader politico dovrebbe ( ed avrebbe dovuto nelle more, secondo costumanze neppure tanto risalenti nel tempo e condivise dagli stessi vituperati imputati di Mani Pulite, ma è un altro discorso ) dimettersi per molto meno. Essendoci molto più di un'accusa odiosa e di un fumus malevolo, e cioè una sentenza stilata dai suoi giudici di Berlino, gli stessi che egli elogia per averlo assolto da altre accuse ma che semplicemente hanno ritenuto che solo il decorso del tempo abbia potuto esimerli dal pronunziarne la condanna per la corruzione di un giudice con denaro 'estero su estero'.
E come tanto tempo sia stato fatto trascorrere è faccenda di cui le cronache si sono occupate, ed a sua volta tutt'altro che neutra ed involontaria.

( l'immagine è di Sivan Lewin )



23:27 | politica | # | commenti (11)


Commenti
#1   11 Dicembre 2004 - 00:05
 
Democrazia è anche rendersi conto, a malincuore, che le tette di DriveIn alla fine l'hanno spuntata sino alla guida del Paese.
Con rabbioso rammarico, mordendo la cinghia.

Il tempo
cambia molte cose nella vita:
il sesso le amicizie le opinioni.
Che voglia di cambiare che c'è in me.
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#2   11 Dicembre 2004 - 00:07
 
Aggiuntina OT, tanto per non pensarci 24/7: ti ho educatamente annuncianto di averti linkato, qualche settimana fa? Non ricordo.
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#3   11 Dicembre 2004 - 14:17
 
non posso che essere d'accordo, l'argomento è d'obbligo, anche io ne ho parlato. buona domenica. Alain
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#4   11 Dicembre 2004 - 17:11
 
Ehm, capisco che la penso diversamente, da liberale che pensa che lo Stato non sia la migliore cosa per la libertà. Comunque vorrei solo dire che secondo la giurisprudenza inglese (di recente accolta anche da noi, ma in parte), è lo stato che deve dimostrare la colpevolezza del cittadino, e non quest'ultimo la propria innocenza)...
Quanto alle travi e alle pagliuzze che riguardano TUTTI gli umani, sul mio sito c'è una piccola ricostruzione delle (neglette e insabbiate) vicende giudiziarie di De Mita, De Benedetti e Prodi.
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#5   11 Dicembre 2004 - 17:15
 
Mi correggo: vedendo Memri Tv su questo sito che non conosco a fondo se non nella (ottima!) parte culturale, capisco che vale anche qui il principio decritto da Silone: che occorre leggere tutti i dati per farsi una propria idea. In nome di questo principio ho proposto di leggere le "accuse" contro la parte politica che -più o meno giustamente- indica come unica colpevole l'altra parte. Un saluto.
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#6   12 Dicembre 2004 - 08:06
 
Paolo, perchè parlare di processi contro una parte politica piuttosto che contro B.? Chi la butta in politica, e perchè? Attenzione anche ai giochi di prestigio: se si hanno le prove ( documentali, non contestate ) che Caio ha dato dei soldi a Sempronio perchè li dìa a Mevio, giudice, e nessuno dei tre è riuscito a dare uno straccio di spiegazione per questi passaggi di denaro, non si può dire che si ponga a loro carico la prova dell'innocenza.
Grazie Alain, ti ho letto e sono d'accordo.
Kekule, grazie. Per la verità, da Drive In (e in generale da Italia1) sono venuti comici e tette bipartisan e spesso apprezzabili (e bada che non sono un lettore di Faletti). Capisco quanto intendi dire, in parte però si tratta di sviluppi culturali forse (?) inevitabili.
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#7   13 Dicembre 2004 - 13:43
 
Milton, guarda che fu per esempio De Benedetti a confessare di aver pagato le tangenti... La vicenda SME è sotto gli occhi di tutti (intendo la vendita della stessa all'amico della Olivetti). Sembra che i pentiti valgano più dei documenti. Io sarei perché nessuno si stracciasse le vesti, in nome dell'evangelico "chi è senza peccato...".
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#8   13 Dicembre 2004 - 20:53
 
i peccati sono di competenza del parroco, i reati no.
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#9   13 Dicembre 2004 - 21:05
 
infatti
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#10   14 Dicembre 2004 - 11:55
 
Non vedo perchè il presidente del consiglio dovrebbe dimettersi.
a parte che mettila su, e mettila giù, per quanto rigiri le carte e le leggi controluce il giudice ha dichiarato il non doversi a procedere.
Ma la sentenza (di proscioglimento, comunque) è stata emessa dal potere giudiziario nei confronti di un cittadino facente parte dell'esecutivo?

Devono forse l'esecutivo e il legislativo sottostare al potere giudiziario? In quale aberrazione della democrazia è possibile questo?

Il sovrano dell'italia è il popolo, dal popolo deriva l'investitura dei tre poteri, ma non nella stessa misura.
Il potere più rappresentativo è quello legislativo, poi c'è quello escutivo che ne è una diretta emanazione.
quello giudiziario è indipendente, ma visto che i giudici non li ha eletti nessuno non può essere considerato al pari degli altri poteri.
sarebbe stato un discorso valido se a giudicare Berlusconi fosse stata una giuria popolare, ma così non è stato.
Alla luce di questo le dimissioni del presidente del consiglio risiedono dove è legittimo che siano, nella fiducia o meno del parlamento e quindi alle elezioni.
utente anonimo

#11   16 Dicembre 2004 - 16:15
 
Non sono d'accordo con il tuo ragionamento. Quello giudiziario non è un 'potere', ma, nel nostro ordinamento, qualcosa di diverso, un 'ordine' lo chiama la Costituzione. Non 'libero nei fini' come i veri poteri, ma preposto al rispetto delle regole fondamentali della convivenza, cui tutti devono sottostare. Si tratta di un pre-requisito, mancando il quale la partita politica non può neanche disputarsi ( vedere i tacchetti prego, e poi si fischia l'inizio della partita, che può terminare appena si scopre che qualcuno bara ). Come disse Davigo molto brillantemente, se scopro che qualcuno a cena mi frega le posate, non aspetto una sentenza definitiva che lo qualifichi come un ladro per smettere di invitarlo a mangiare da me.
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